Cosa accadrà dopo il 2 Novembre?

La quasi scontata vittoria dei repubblicani avrà inevitabili ripercussioni sull'agenda politica del presidente. Che se vorrà rimanere alla Casa Bianca dovrà prestare maggiore attenzione ai conti pubblici. Intanto i repubblicani si preparano alla battaglia per fermare Sarah Palin 

Washington - Non si conoscono ancora le proporzioni della sconfitta cui sembra destinato Barack Obama. Ancora poco e sapremo. Ma accantoniamo per un attimo i sondaggi e proviamo a immaginare lo scenario politico che si aprirà dopo il 2 Novembre. Cosa accadrà a Washington e dintorni? Come cambierà, il presidente, la propria agenda politica? Senza più il sostegno del Congresso Obama sarà costretto, giocoforza, a cercare la mediazione, sforzandosi di attuare una politica che guardi di più al centro. Che strano, sembra la riedizione della politica italiana, dove tutti vogliono puntare al centro. In realtà un precedente storico non troppo lontano potrebbe giovare al presidente: Bill Clinton nel 1994 fu strapazzato dai repubblicani prioprio alle midterm. Pagò il suo esordio troppo di sinistra (la fallita riforma sanitaria progressista promossa da Hillary). Poi prese le misure e governò in modo molto più pragmatico, ottenendo la conferma alla Casa Bianca nel 1996 e chiudendo il suo mandato, nel 2000, con una percentuale record di consensi. Lo stesso potrebbe accadere a Obama, sempre che sia disposto ad accettare la mediazione. Cosa che, peraltro, ha già dimostrato di fare proprio con la recente riforma sanitaria. I repubblicano o accusano di aver governato non da presidente ma da ideologo di sinistra, da socialista (che in America è un'accusa durissima), attuando un programma che più statalista non si può, senza mai consultare l'opposizione. Può essere, però, che Obama decida di mettere un po' da parte la propria visione ideologica concentrandosi sulla rielezione. In questo caso, giocoforza, dovrò sforzarsi di governare impegnandosi a ridurre il deficit.

L'obiettivo dei repubblicani: fermare la Palin Lo stato maggiore dei repubblicani ha un obiettivo prioritario: fermare Sarah Palin e la sua corsa verso le presidenziali del 2012. Il Grand Old Partyda un lato non vede l’ora di riprendersi il Congresso, rifilando una sonora a Obama ridimensionandone la leadership. D’altro canto, però, guarda oltre. E il pensiero è già alla lunga corsa in vista delle prossime presidenziali. L’ex sindaco di Wasilla - ed ex governatrice dell'Alaska - svuole cavalcare l'onda dell'entusiasmo e, trascinata dal Tea party (che ancora non ha un leader riconosciuto), spera di imporsi come candidata repubblicana per la Casa Bianca. Una prospettiva che molti repubblicani, come riferisce il sito Politico.com, considerano un vero e proprio disastro. Sinora l’ex "pitbull con il rossetto" è stata vaga sulla sua reale volontà di fare il grande salto, cercando di confondere le carte. "Sono pronta a presentarmi - ripete da settimane - solo se non ci sarà nessun altro". Ma è chiaro a tutti che l'ex vice di McCain è ambiziosa, molto ambiziosa. E in mancanza di candidati più forti... potrebbe tenrare il colpaccio. Ma ci sono dei possibili sfidanti che, di sicuro, daranno del filo da torcere alla Pain: in primo luogo Mitt Romney e Newt Gingrich, che da mesi stanno scaldando i motori. Molti pensano anche al "nuovo Obama", Marco Rubio (39 anni): la stella repubblicana della Florida che ha sconfitto, alle primarie, il potente governatore dello Stato, Charlie Crist.