«La cosa bella dei lanci? Posso mangiare quanto voglio»

Due italiani passano il turno. La quattrocentista bergamasca Marta Milani è in semifinale (stamane alle 11.55) quarta in batteria, 51’’94, a 7 centesimi dal personale: «Non mi sembrava di andare così forte». Nel martello Nicola Vizzoni lancia a 76,74, vicino ai 77 richiesti, e va in finale (domani ore 12,15). «Centrato il primo obiettivo – racconta - ora penso a dormire. Ho fatto un buon riscaldamento, pensavo che il primo lancio fosse più lungo, nell’ultimo ho accelerato troppo il finale».
È all’ottavo mondiale, come Fiona May, ma nei primi due gareggiava con la Gran Bretagna.
«Ho sempre combattuto, anche i problemi fisici. Le Fiamme Gialle mi hanno aiutato negli ultimi anni, in coppa Italia ho ottenuto la grande misura di 80 metri. Il record italiano è ancora di Sgrulletti, 81,64 nel ’97».
A novembre compirà 38 anni, è alla quarta finale iridata.
«La marciatrice portoghese Feitor è all’11ª partecipazione, due discoboli sono a 9 presenze. Proseguo finchè mi diverto, mi manca il podio mondiale, dieci anni fa in Canada arrivai quarto, l’argento arrivò nel 2000 alle Olimpiadi di Sydney».
A Daegu arriverà almeno un record mondiale?
«Nelle specialità più vecchie i primati sono molto difficili da battere».
Su certe misure e tempi degli anni ’80 c’è l’ombra del doping?
«Le cose sono cambiate, ora vengono effettuati molti più controlli. Gli atleti sono tutelati, qui tre su quattro già si sono sottoposti volontariamente anche ai test ematici».
Lei stesso fu indagato, nel 2004.
«Perché andavo dal dottor Giustarini, medico dei ciclisti, mi feci fare una dieta. La pratica fu archiviata: non sussisteva il reato».
Cosa mangia per essere 128 chili, anche se per 1.93 di altezza?
«Tre pasti al giorno più due spuntini. La mattina biscotti con la marmellata, senza zucchero, a pranzo pasta integrale con verdura e un etto e mezzo di carne, la sera carne e verdura. D’estate ci scappa anche un gelato o la birra. Il bello dei lanci è che non ci sono categorie di peso».
I guadagni in carriera?
«Meno di un calciatore di Lega Pro, sotto i 200mila euro. L’argento europeo 2010 mi ha fruttato un premio di 15mila euro. Lordi».
Il momento più bello?
«Quando conobbi Schumacher, nel 2001. L’argento olimpico arrivò sul bagnato, andavo forte come la Ferrari e il presidemte Montezemolo mi invitò a Maranello. Sono appassionato di F1 e il campione tedesco si offrì di parlarmi in italiano, considerato che il mio inglese non è buono. Sono più bravo con il dialetto, faccio teatro al carnevale di Pietrasanta».
Da capitano, l’Italia che speranze di podio ha in Corea del Sud?
«Siamo motivati, abbiamo cominciato bene. Non dobbiamo dimostrare nulla, ma fare quanto sappiamo».
C’è il rischio zero, come a Berlino 2009.
«Questo è davvero lo sport sovrano, con il maggior numero di nazioni partecipanti. Ogni continente ha le sue peculiarità: il mezzofondo è degli africani, la velocità americana, all’Europa restano i concorsi, mentre la marcia è dei giapponesi».