Cosa cambia per le pensioni

Per la «pensione di vecchiaia» delle donne che lavorano nel settore privato, cioè il vitalizio che viene riconosciuto con almeno 20 anni di contributi, aumenta gradualmente l’età di uscita dal lavoro a partire dal 2016 (anziché dal 2020, come previsto in precedenza), fino ad arrivare a 65 anni nel 2028. Il meccanismo è semplice: a partire dal 2016, anziché 60 anni, servirà un mese in più; due mesi nel 2017, tre mesi nel 2018, quattro nel 2019, cinque nel 2020, sei nel 2021. Così in ogni anno successivo fino al 2028, quando il percorso di avvicinamento ai 65 anni, per le donne nel settore privato, si completerà con un ulteriore scalino di tre mesi. Ci saranno criteri più restrittivi - e legati anche al reddito - per l’assegnazione di pensioni di invalidità, reversibilità e indennità di accompagnamento. Tutto il capitolo legato ai disincentivi per le pensioni di anzianità - quella che si matura con almeno 35 anni di contributi e 58 anni di età - sono saltate, ma non è escluso che vengano riproposte. L’ipotesi di partenza prevede la cosiddetta «quota 97» (62 anni di età e 35 di contributi) come base di partenza.