«Cosa cambierà? La classe dirigente»

I più contenti sono quelli di Forza Italia, per nulla dispiaciuti di dover ammainare la bandiera che ha traghettato il Paese nel post Tangentopoli. Tra il «no grazie» e il rifiuto sdegnato, invece, le risposte che arrivano da Lega e An, per nulla intenzionate a «dissolversi» nel Popolo delle libertà, il nuovo partito lanciato domenica proprio a Milano. «Un altro colpo di genio di Silvio Berlusconi - spiega l’alto dirigente azzurro Gian Carlo Abelli -. Si rivolge direttamente alla gente superando i tatticismi di Palazzo». Ora, anche a Milano e in Lombardia, l’impegno sarà convincere gli altri partiti del centrodestra. «Sbagliano - ammonisce l’onorevole Maurizio Lupi - quanti non condividono la decisione di dar vita a una nuova formazione nella quale fare confluire i partiti della Cdl e che ponga al centro i valori della libertà che il governo Prodi ha messo da parte». Parole che, tanto per cominciare, non convincono il Carroccio. «In Lombardia non cambierà nulla - la sfida di Matteo Salvini -. Il popolo del Nord il suo partito ce l’ha già ed è la Lega che vuole meno immigrati e meno delinquenti in giro. L’operazione di Berlusconi va bene se serve a mandare a casa un po’ di ex democristiani, socialisti e furbacchioni vari. Se fanno un po’ di pulizia dentro Fi, tanto meglio per tutti». Parole che non annacquano l’entusiasmo di un politico di lungo corso come Tiziana Maiolo. «È un nuovo 1994 - le sue parole -. Sono stata tra i fondatori di Fi e questo nuovo partito porta con sé tutta la forza democratica di quel nuovo inizio. Per capire la realtà di oggi, non dobbiamo mai dimenticare il merito storico di Berlusconi: aver salvato l’Italia dalla deriva giustizialista e comunista. Mentre Achille Occhetto armeggiava con la sua gioiosa macchina da guerra in un’atmosfera da giacobinismo imperante, Berlusconi ha sconvolto, da solo, piani già decisi e ha rinnovato la nostra democrazia. Cosa cambierà in Lombardia? Mariastella Gelmini è brava e continuerà a essere il coordinatore. Ma Berlusconi farà bene a rinnovare la classe dirigente scegliendo chi sa stare tra la gente e non nei centri studi». Tra gli alleati i più possibilisti sono nell’Udc. «Da tempo - commenta il segretario lombardo Luigi Baruffi - vogliamo la sezione italiana del Partito popolare europeo per riunire i moderati in un’unica casa. Quello di Berlusconi è un annuncio interessante, aspetto di vedere i fatti e spero non sia un’operazione di facciata». Niet deciso, invece, da An. «Berlusconi cambia Fi - la replica del coordinatore lombardo Massimo Corsaro - ma An non partecipa a un progetto che al momento non ha alcun contenuto perché è tutto nella sua testa. Noi rimaniamo dove siamo». Fedeltà a Berlusconi promettono i seguaci di Storace e Santanchè. «La Destra - assicura Alberto Arrighi - sarà un alleato leale. Siamo appena nati, per il momento non ci sciogliamo». Il nome? «Lo sceglieranno gli italiani - anticipa la coordinatrice azzurra Mariastella Gelmini -. Con gazebo aperti anche a Milano e in Lombardia già nel prossimo fine settimana».