Cosa farà ora Hillary Clinton

Sul futuro dell’ex first lady le ipotesi continuano a
fioccare. Dalla vicepresidenza accanto a Barack Obama, al ruolo di
capogruppo dei democratici al Senato.
Si parla anche di Governatore dello Stato di New York, ed è addirittura spuntata l’ipotesi di
sindaco della Grande Mela, una volta che Michael Bloomberg lascerà, nel 2010

New York - Hillary Clinton ha passato gli ultimi anni della sua vita con gli occhi puntati verso il civico 1600 della Pennsylvania Avenue, l’indirizzo della Casa Bianca, ma in queste ore il sogno si è infranto. Sul futuro dell’ex first lady, senatrice dello Stato di New York, le ipotesi continuano a fioccare. Dalla vicepresidenza accanto a Barack Obama - se il senatore nero dell’Illinois riuscirà a conquistare la Casa Bianca contro il repubblicano John McCain - al ruolo di capogruppo dei democratici al Senato. Si parla anche di Governatore dello Stato di New York, ed è addirittura spuntata l’ipotesi di sindaco della Grande Mela, una volta che Michael Bloomberg lascerà, nel 2010.

Hillary Diane Rodham Clinton nasce in una famiglia metodista e repubblicana il 26 ottobre 1947 a Park Ridge, sobborgo middle class di Chicago. A metà anni ’60 i compagni della Maine High School, la più grande scuola solo bianca d’America, la eleggono la liceale con più possibilità di far strada. Da ragazza Hillary voleva fare l’astronauta, e l’idea di diventare la prima donna presidente degli Stati Uniti nasce da un incontro nel 1969 nella biblioteca della Law School di Yale: lei gli aveva fatto gli occhi dolci e Bill Clinton le aveva rivolto la parola. A posteriori, nelle agiografie di santi e presidenti, sono momenti di questo tipo che contano. Per un Bill Clinton diciassettenne la decisione di entrare in politica sbocciò nel 1963 con la stretta di mano di JFK nel Giardino delle Rose della Casa Bianca.

Hillary a 14 anni, ascoltando Martin Luther King, uscì dal copione di ragazza bianca repubblicana e decise di aiutare il mondo. Nella biografia ufficiale della senatrice democratica l’episodio è centrale: doveva servire ad agganciare il voto dei neri, che gli hanno però preferito Obama, e la considerano ora una traditrice, dopo averla adorata per anni. Il padre di Hillary, Hugh Rodham, era un piccolo imprenditore tessile, misantropo e avaro.

La madre Dorothy, figlia di un vigile del fuoco di 17 anni e una quindicenne, era stata abbandonata dai genitori ed aveva avuto un’infanzia difficile. Sempre prima della classe, girl scout, la futura First Lady si fece strada in fretta (mai barricadiera: "Sono conservatrice nel cuore, progressista di testa", scrisse a un amico ai tempi del college, con una frase che ancora oggi la descrive). Dopo la laurea a Wellesley e alla Law School di Yale, lavora prima nel settore non profit, al servizio dei diritti dei bambini, poi allo studio legale Rose di Little Rock.

Nel 1980 Hillary diventa mamma, ma continua a lavorare. È lei che mantiene la famiglia mentre Bill, sposato nel 1975, insegue la politica. Per due volte entra nella lista dei cento avvocati più potenti d’America: nel 1992, in piena corsa alla Casa Bianca, viene investita dal primo scandalo sessuale e difende il marito che le ha messo le corna con la soubrette Gennifer Flowers. Quando sostiene di non essere come la rivale Barbara Bush e le casalinghe che "infornano solo dolci e invitano ai tè" si fa odiare da molte donne. First Lady a sua volta, viene subito incaricata dal marito di una missione impossibile, la riforma della sanità. È il primo fiasco della coppia.