COSA FARE PER VINCERE

Quello che leggete è lo scritto di un uomo per nulla moderato, ma che ha avuto una visione o forse una allucinazione: ho visto rianimarsi una parte di quegli elettori che o se ne erano andati, o che minacciano di andarsene. Berlusconi mi ha detto che mi sbaglio: il partito oggi non è in crisi ma viaggerebbe intorno al 30 per cento. Ne sono contento. Io non dispongo di sondaggisti ma ho il naso di un cane da tartufo e leggo migliaia di lettere di lettori. I fatti sono questi: in cinque anni Forza Italia non ha fatto che perdere ad ogni elezione passando da circa 11 milioni di voti a 9 milioni e tirando alla fine anche un gran sospiro di sollievo perché Berlusconi ha rianimato il partito in extremis con alcuni dei suoi effetti speciali. Poco mancava, persino, che vincessimo. Ma alla fine i loro effetti speciali erano più astuti dei nostri e invece abbiamo perso.
Intanto, due milioni di voti sono spariti. Ed erano voti di chi voleva vedere almeno le prove generali di una rivoluzione liberale che non c’è stata malgrado Berlusconi, il quale ha avuto il torto di essere stato buonissimo e responsabile quando avrebbe invece fatto meglio a dare un calcio al tavolo riportando il Paese alle urne. Veniamo dunque al da farsi: che cosa fare per vincere. Io ho una paura mortale di un approfondito dibattito sulla forma del partito. Forza Italia è monocratica o non esisterebbe, fine della storia. Quanto alla democrazia interna, si conquista con idee forti e non accodandosi alla moda celebrativa di tipo nordcoreano. Berlusconi non è Kim Il Sung, è un grande patriota che ha bisogno di essere circondato da gente di cervello e di fegato, non di modesti carrieristi. Berlusconi mi ha riempito il cuore quando mi ha garantito di non avere alcuna intenzione di fare un governo di larghe intese quando Prodi cadrà, cioè presto. In regime bipolare il Presidente Napolitano non potrà negare agli italiani il diritto di tornare alle urne per scegliere il primo ministro e quel primo ministro sarà Berlusconi.
Ma come arrivarci? Risposta: con un atteggiamento di brutale opposizione e sguaiato rifiuto di tutte le lusinghe inciuciste, attraverso una forte visibilità sui media e sulle piazze (comizi e cortei, niente girotondi), dicendo no a tutto. Intanto la nostra gente, è furiosa per l’indulto (io ho votato contro), è furiosa per la nuova guerra di D’Alema (una manifestazione muscolare contro Stati Uniti e contro Israele). A tutt’oggi nessuno ha convocato il Parlamento per la nuova guerra di D’Alema, mentre noi lo convocavamo in continuazione per il piacere di farci sbranare vivi per cinque lunghi anni, non solo per Afghanistan e Irak, ma per tutti gli ostaggi. La nostra gente non è poi affatto entusiasta dell’aggettivo «moderato». Io, che ho un basso QI, non ho mai capito che cosa significhi avere idee politiche chiare e forti ed essere «moderato». Churchill era un moderato? O la Thatcher? O Reagan? O forse il moderato è quello che non dà in escandescenze? Ma Berlusconi ha fatto incetta di voti dando di coglioni agli avversari e facendo chiasso in Confindustria. La tragedia è che la sinistra ci fa già vivere in un regime antiparlamentare, com'è nel suo Dna. Ma noi liberali che dovremmo opporci come belve, perché è il nostro Dna, siamo invece dei gattini. E allora: il partito ha due anime, una moderata e una rivoluzionaria. La mia è rivoluzionaria. Entrambe le anime sono indispensabili per rappresentare il nostro popolo. Per puro caso mi trovo a dar voce alla parte delusa e intransigente e penso che qualcuno lo debba pur fare. Se si fa moderatismo senza la schiena dritta dell'intransigenza, quel che ne esce è una pappa immangiabile.
p.guzzanti@mclink.it