Cosa l’Italia non può più tollerare

Di fronte agli avvenimenti resi noti recentissimamente, il cittadino comune non può non chiedersi meravigliato ed anche un po' impaurito come mai agenti della Cia o della Dia, agenzie americane di intelligence abbiano potuto mai «rapire» con la violenza in Italia un presunto terrorista egiziano, peraltro già indagato per terrorismo dalla Digos della Questura di Milano sotto la direzione di quella Procura della Repubblica, portandolo poi clandestinamente alla base aerea italiana di Aviano in cui operano aerei dell'Usaf, ma base pur sempre italiana, e trasferendolo infine di lì con un aereo civile «executive» del Rugby Boston Team in Egitto, consegnandolo a quelle autorità che sembra l'abbiano anche sottoposto a sevizie e torture. Certo, si tratta di una classica «covert action», nella specie una «azione diretta» o come nel linguaggio del Kgb un tempo si diceva, una «misura attiva», e nel caso una così detta «extraordinary rendition», e vale a dire una «abduzione di persona non consenziente» o rapimento, terrorista o avversario politico, e consegna finale a Paesi alleati o collegati, come appunto è l'Egitto per gli Stati Uniti. In realtà, anche se la cosa può meravigliare, si tratta di un'operazione espressamente prevista dalle norme federali americane e consueta alle agenzie d'intelligence. Certo può stupire che tal tipo d'azioni sia previsto dalla legislazione americana, visto che nel territorio di uno Stato estero e per di più alleato, costituisce reato. È vero anzitutto che la massima parte delle attività di «intelligence» all'interno ed all'estero, specialmente all'estero, da parte dei cosiddetti servizi segreti, compresi quelli italiani e di Paesi esemplarmente democratici come il Regno Unito attraverso l'MI6, lo spionaggio, l'MI5, il controspionaggio e la sicurezza interna ed il Gchq, il servizio d'intelligence elettronica, si realizza in forme illegali che sono «legittimate» in uno Stato democratico, costituzionale e di diritto, da interessi supremi dello Stato non altrimenti tutelabili o realizzabili. Per questo esiste nel nostro, come in tutti gli ordinamenti, l'istituto del segreto di Stato e nei Paesi nei quali la promozione e l'esercizio dell'azione penale non sono obbligatorie (la quasi totalità), l'autorizzazione «politica» a procedere penalmente in casi come questi, e nei Paesi di «common law» perfino il cosiddetto «writ of noli prosequi», e cioè, prendiamo ad esempio il Regno Unito, l'ordine non discutibile e non impugnabile impartito a qualunque giudice dall'Attorney General of the Queen o dallo Scottish Advocate General di non procedere o di interrompere qualunque procedimento penale, civile o amministrativo nell'interesse della Corona, e cioè dello Stato. Si pensi infatti all'introduzione illegale e allo svaligiamento della cassaforte di una rappresentanza diplomatica estera, fatto che in Italia costituisce certamente un grave illecito penale, generale e specifico, oltre che una violazione di leggi e accordi internazionali penalmente sanzionati. Per la legislazione sovietica il Kgb ed il Gru potevano adottare «misure dirette» perfino nella forma dell'assassinio: ma questo certamente non si giustifica, ma si comprende dal punto di vista dell'etica politica marxista-leninista. Lo Stato federale sovietico era uno «strumento» per l'affermazione nel mondo della causa del proletariato internazionale, e i suoi servizi segreti dipendevano e rispondevano politicamente in ultima istanza ad una speciale sezione del Comitato Centrale del Pcus.
Ma allora per gli Stati Uniti tutto questo è legittimo? Non solo legittimo, ma anche legale! In quell'ordinamento esiste, infatti, addirittura una legge federale che autorizza le forze armate statunitensi e le agenzie governative d'intelligence a compiere all'estero, su ordine o autorizzazione del Presidente, anche azioni illegali perché in contrasto con le norme internazionali o anche con le leggi interne dello Stato estero in cui tali azioni vengono realizzate. Io non voglio certo giustificare quello che la Cia o la Dia hanno fatto nel nostro Paese. Niente affatto! Forse, se fossi membro del Congresso americano, addirittura lo approverei (salvo i maltrattamenti e le torture) se lo ritenessi però opportuno, anche sotto il profilo dei rapporti con un Paese alleato ed amico qual è l'Italia. Ma io sono italiano e non posso certo approvare che gli agenti di un servizio segreto di un Paese straniero anche se amico scorrazzino, perfino ma nel caso meglio! all'insaputa delle autorità e dei servizi italiani, quasi liberamente nel nostro Paese, sequestrando stranieri, anche se indiziati gravemente di terrorismo, usando forse violenza e torture su di essi in una base aerea italiana, e infine trasferendoli illegalmente e fuori dello Stato, e per di più partendo da una base militare nazionale concessa agli Stati Uniti per scopi del tutto diversi, per poi consegnarli a uno Stato estero, con prosieguo di violenze e torture. Bene ha fatto quindi la Digos della Polizia di Stato di Milano ad investigare ed il pubblico ministero a procedere contro di loro. Certo, sarebbe stato meglio se l'avessero fatto arrestare loro prima il terrorista...
Ma le norme internazionali sul terrorismo sanzionate penalmente in Italia onestamente non sono chiare, e poi non tutti i magistrati considerano i «combattenti islamici» quali terroristi e non invece quali «patrioti» o «combattenti contro l'imperialismo»: e proprio Milano, docet! Si comprende altresì che si chieda legittimamente se le nostre autorità, e quali, fossero state informate e che ruolo eventualmente i nostri servizi abbiano avuto. Comprendo come sia non facile per il cittadino comune credere che i nostri servizi di sicurezza: Sismi, Sisde, Ris dello Stato Maggiore della Difesa ed anche i famosi Ros dell'Arma dei Carabineri, servizio speciale di polizia di sicurezza e giudiziaria, trasformatosi nei tempi in un efficientissimo anche se temibile servizio di polizia politica, non si siano accorti di nulla, proprio di nulla. D'altronde è logico che la loro attenzione sia indirizzata al nemico e non all'amico. Ma non è la prima volta che accadono episodi simili. E non ci si deve meravigliare. Perché gli americani hanno sempre ritenuto di poter fare in Italia quello che volevano ed hanno sempre considerato i servizi segreti militari italiani, Sifar e Sios, come al loro diretto servizio, e «odiavano» e non si fidavano dei più indipendenti servizi del ministero dell'Interno. Ma c'era la guerra fredda e l'Italia in fondo non era certo in grado di difendersi da sola, neanche nella guerra segreta, e doveva sopportare. Ma certe abitudini quando si contraggono non sono facili da dismettere! Si dirà giustamente che la guerra fredda è finita! Certamente, ma non dimentichiamoci che per gli Stati Uniti e per il Regno Unito la lotta al terrorismo, specialmente quella condotta all'estero, è una guerra, per la Germania e la Francia una «illegittima intromissione negli affari altrui» e per l'Italia una «missione di pace e di ricostruzione», nella quale vale molto di più l'uso del cacciavite e delle pinze, e le armi sono quasi un optional, salvo poi lasciare ammazzare i nostri ragazzi, non soldati punto e basta, ma «soldati di pace»! Ma ora? Certo non possiamo dichiarare la guerra agli Stati Uniti o rompere o solo sospendere le relazioni diplomatiche, politiche ed economiche con l'America, ma possiamo sempre e dobbiamo protestare energicamente e con dignità con il governo degli Stati Uniti e dare subito il via alla rivisitazione del problema delle basi militari americane, adottando intanto urgentemente misure per il controllo dell'uso che ne viene fatto, anche da parte della Polizia Militare italiana (ma esiste una vera polizia militare nel nostro Paese?). Si dovrà escludere in modo certo e convincente che nulla le nostre autorità sapevano e che nessuna collaborazione o copertura i nostri servizi segreti o semi-segreti: Sismi, Sisde, Ris e Ros dell'Arma dei Carabinieri (che opera come noto in posizione di quasi totale indipendenza dal Comando Generale: ed io e qualche generale della stessa Arma ne sappiamo dolorosamente qualcosa), hanno dato a siffatta operazione. Se non basta il Copaco, si faccia una ristretta commissione d'inchiesta parlamentare o governativa indipendente di altissimo livello. E non ricorriamo al metodo tutto italiano di cacciare anche senza colpa qualche dirigente dei nostri servizi. Molto meglio se il Governo, dopo una protesta, magari anche con una strizzatina d'occhio (siamo paesi di mondo), addolcita eventualmente da un invito alla famiglia di George W. Bush, perché no in Sardegna, s'impegni a sostenere energicamente l'opera della magistratura inquirente e dell'esemplare Digos della Polizia di Stato di Milano. E sarà anche opportuno rammentare nei dovuti modi al governo americano che la Repubblica italiana è uno Stato indipendente e sovrano, a sovranità piena e non limitata, e che sono cessate definitivamente le drammatiche situazioni internazionali, per cui poteva anche esser compreso e tollerato, in tempi di necessaria egemonia americana sull'Occidente e dell'Urss sui Paesi dell'Est e sulla maggior parte dei «fronti interni» dell'Occidente costituiti dai partiti comunisti, che il nostro Paese avesse una sorta di sovranità limitata in materia di politica estera, di politica militare e di intelligence. Ed intanto il ministro dell'Interno tributi un pubblico encomio agli operatori della Digos di Milano.