Cosa pensano i "moderati" Fratelli musulmani "La nostra costituzione? E' il Corano..."

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Il partito sponsorizzato dai pacifisti occidental, spacciato come riformatore e liberale, dice &quot;No a cristiani e donne presidenti o premier&quot;. E se comandassero loro a Sharm o alle Piramidi turiste col velo. Lo scrivono nel loro programma
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Si chiamano Fratelli musulma­ni. Sono l’ultima, disinvolta illusio­ne di tanti intellettuali, politici e giornalisti. Dagli Stati Uniti a casa nostra. Incuranti degli svarioni di chi trent’anni fa spacciava come sinceri democratici persino Pol Pot e l’ayatollah Khomeini i nuovi can­didi sognatori non vedono l’ora di mettere alla prova anche gli islami­sti d’Egitto. Poi magari finisce come in Cambogia o in Iran. Ma che im­porta? L’importante è sognare. Poi si può sempre chieder scusa. Come fecero i sognatori del ‘75 davanti ai cadaveri dei Killing Fields. Come ri­fecero gli illusi del ’79 quando Kho­meini liquidò tutti i «rivoluzionari» poco allineati. Stavolta, però, le scuse non sono ammesse.

Stavolta orientamenti e tendenze dei Fratelli musulmani so­no chiari. Emergono con evidenza dalle piattaforme programmatiche del movimento. Risuonano con chiarezza nei discorsi dei loro capi. Per capire come la pensino non oc­corre scomodare il padre fondato­re, quel professor Hassad al Banna ispiratore già nel 1928 del famoso motto «Il Corano è la nostra costitu­zione, il Profeta è il nostro leader, la guerra santa la nostra via, la morte per Allah la più alta delle aspirazio­ni ». E non occorre neppure leggere Pietre miliari di Sayyd Al Quts, il li­briccino dell’ideologo della Fratel­lanza diventato- dopo l’impiccagio­ne del suo autore al Cairo nel 1966 ­il vangelo di tutti i gruppi fonda­mentalisti.

Per capirlo basta sfoglia­re la piattaforma programmatica messa a punto - dopo il 2005 - dalla cupola politica del movimento. Quel documento chiarisce imme­diatamente che nessuno degli otto milioni di cristiani copti- e tantome­no qualche altro «infedele» - dovrà mai sognarsi di guidare l’Egitto.«Ri­teniamo che i doveri della presiden­za e del premier – recita testualmen­te il documento - vadano contro il credo dei non-musulmani. Conse­guentemente un non-musulmano ne deve venir esentato». E se anzi­ché esser nato copto sei nato femmi­na il discorso non cambia. Anche in questo caso l’aspirazione alla presi­d­enza resta un’impensabile ed ere­tico tabù. «Riteniamo che il ruolo di presidente e ancor più quello di co­mandante dell’esercito – spiega la piattaforma politica - non possa es­sere affidato ad una donna in quan­to in aperta contraddizione con la sua natura».

Avete capito bene. Il movimento egiziano spacciato come riformato­re e liberale dai soliti benpensanti non ritiene che la carica di presiden­te o di capo militare del paese si ad­dica a una natura femminea. Ma la parte peggiore di quel documento riguarda turiste e turisti. Fino ad og­gi nessu­no frequentatore delle Pira­midi o del Mar Rosso ha mai dovuto porsi il problema di coprirsi il capo con un velo perché donna o di ri­nunciare a una birra. Almeno non a norma di legge. Con i «fratellini» al potere tutto cambierebbe. «Tutte le attività connesse con il turismo de­vono essere in linea con i principi islamici – annuncia il programma del 2007 aggiungendo che - la sha­ria autorizza i non musulmani a se­guire comportamenti vietati ai fede­li musulmani, ma soltanto ed esclu­sivamente in privato». Sulle spiag­ge di Sharm El Sheik, insomma, so­lo immersioni in pigiama. E pranzo e a cena solo dei grandi bicchieroni d’acqua fresca. In compenso i pacifici Fratelli pro­mettono di trascinare il Paese verso una nuova stagione di scontro con Israele.

Affrontando il problema dei rapporti con lo stato ebraico la carta ammicca alla necessità di rive­dere o addirittura abolire il trattato di pace firmato da Sadat. «Rivedere i trattati di pace e accordi bilaterali ­sentenzia il documento- è una pra­tica accettata nelle relazioni inter­nazionali ». E a farci meglio capire cosa nasconda dietro quella formu­la ci pensa l’attuale capo della Fra­tellanza musulmana Mohammad Badi. In un discorso dello scorso set­tembre spiega innanzitutto che «La fonte di ogni autorità è il Corano e non le risoluzioni Onu». Subito do­po invita a «metter fine agli stupidi negoziati diretti o indiretti ed ap­poggiare ogni forma di resistenza per liberare tutte le terre occupate in Palestina, Irak, Afghanistan». Con buona pace di sognatori, illusi e pacifisti di casa nostra.