La Cosa rossa corre da sola anche al Senato

da Roma

Il Partito democratico si presenterà da solo anche al Senato. Sfumano le speranze di un accordo tecnico, una sorta di patto di desistenza con la sinistra radicale, da realizzare nelle regioni dove la maggioranza uscente è debole. A proporlo sono stati i partiti della Cosa rossa, ma ieri lo stesso Walter Veltroni ha escluso anche questa versione depotenziata di accordo elettorale, che secondo il sindaco di Roma, rischia di apparire come una soluzione «pasticciata».
Chiusura che ha fatto surriscaldare il clima tra le due sinistre. Tanto da spingere lo stesso leader del Pd e il segretario dei Comunisti italiani Oliviero Diliberto a un duello televisivo a distanza dai toni durissimi. Alle accuse che il segretario del Pdci ha rivolto a Veltroni a Porta a porta («consegna il Paese a Berlusconi, si prende una responsabilità rilevante»), il sindaco di Roma ha risposto dagli schermi di Matrix, imputando alla sinistra radicale la responsabilità di avere fatto cadere Prodi. «Oliviero Diliberto è tra coloro che hanno manifestato contro il governo Prodi. Se l’esperienza del centrosinistra si è conclusa, la responsabilità è di chi l’ha bombardato dall’interno per un anno e mezzo».
Una lettura inedita per Veltroni degli anni del governo Prodi, che è suonata come una dichiarazione di guerra alla sinistra radicale. Tanto da compromettere il piccolo spiraglio che si era aperto nel pomeriggio, quando Veltroni aveva accettato di incontrare venerdì i leader della Cosa rossa per discutere del Senato. Un caffè? «Non vorrei fosse avvelenato - ha risposto il segretario dei Comunisti italiani - non so se prenderò quel caffè».
Segno che, archiviata la possibilità di un’intesa elettorale a 360 gradi e valida per entrambi i rami del Parlamento, Diliberto crede poco anche a soluzioni tecniche per aggirare il sistema elettorale del Senato. Chi continua a crederci è invece Franco Giordano. Fermo restando il no ad accordi politici (ieri Fausto Bertinotti ha detto che «l’unica possibilità con Walter è una convergenza di umori sul tempo medio...»), il segretario di Rifondazione comunista ha parlato apertamente di «un’intesa» con il Pd che consisterebbe nel presentare in alcune regioni un «candidato garante». Cioè equidistante dal Pd e dalla sinistra radicale e che si presenti su un «programma minimale» per poi dire «chiaramente che l’intesa nasce come meccanismo di autodifesa dal Porcellum». Intesa immediatamente smentita dagli interlocutori. «Qui nessuno sa niente degli accordi di cui parla Giordano», hanno precisato dal loft del Pd, dove l’interesse è quello di valorizzare al massimo la rottura di Veltroni. Che, come ha sottolineato lo stesso leader della sinistra a Matrix, è in sintonia anche con il pensiero di Bertinotti. «La pensiamo allo stesso modo», ha assicurato Veltroni.