Cosa sarebbe Benigni senza la moglie?

Viviana Persiani

Al termine di La tigre e la neve la domanda sorge spontanea: che ne sarebbe dei film di Benigni senza la presenza della moglie? Ormai, pellicola dopo pellicola, ci si è talmente abituati alla storia d’amore che, immancabilmente, nasce tra i due da domandarsi se non sia ora di cambiare percorso. Siamo sicuri che da un punto di vista artistico questo cliché fisso dei suoi film sia positivo? Si ha la sensazione che ormai Benigni racconti storie d’amore attorno alle quali assemblare una cornice di supporto: in questo caso quella della poesia, in altri della fiaba, in taluni della guerra assurda. Certo, Benigni è uno straordinario Charlot italiano capace con le sue trovate geniali di riempire di contenuti scene banali. La gag nella quale prega Allah recitando il Padre nostro è da antologia, come la scena nella quale, al posto di blocco, il suo Attilio si dichiara poeta, dipingendo sui volti dei soldati un velo di nostalgia per una dimensione che con la guerra sembra ormai perduta. Ecco, è questo il Benigni di cui il cinema italiano ha bisogno; la sua Nicoletta Braschi la lasci volare via verso altri autori. Ne gioveranno entrambi.
I film più visti a Genova nell’ultima settimana: 1) La tigre e la neve; 2) The exorcism of Emily Rose; 3) La fabbrica di cioccolato; 4) Quel mostro di suocera; 5) Romanzo criminale; 6) Vita da strega; 7) I fantastici 4; 8) I guardiani della notte; 9) Niente da nascondere; 10) L’impero dei lupi.