Cosa scrivono i lettori a proposito di cosa scriviamo sui giornali

Chi scrive articoli per i giornali spesso intuisce, ma raramente sa cosa pensano i suoi lettori. Così chi scrive per i giornali legge con interesse cosa scrivono i lettori di quegli articoli scritti sui giornali. Così, per una volta, pubblichiamo alcuni commenti (apparsi sul blog Lipperatura di Loredana Lipperini) a un’inchiesta di Gian Paolo Serino uscita sul Giornale del 16 febbraio, dove si indagava sul rapporto degli scrittori con i propri libri: chi li scarabocchia, chi li considera sacri, chi li sottolinea, chi li strapazza.
E i lettori? Sentite cosa fanno loro, dei propri libri. (I pareri sono senza firma perché i messaggi lasciati su Internet sono spesso siglati con pseudonimi o nomi di battaglia). «Io con le copertine dei libri ci faccio i filtri per i joint, le pagine le strappo (in senso orizzontale) per tirare coca. Quello che rimane lo leggo». «Alcuni miei libri sono illeggibili per le altre persone, ma un notevole divertimento per me 10 o più anni dopo (il libro lo ricordo meglio dei miei commenti): il libro ha le stesse parole di allora, sono le mie (interiori) ad essere cambiate! Ha ragione Raffi: leggere i commenti a un libro è leggere il proprietario dello stesso». «Io ho un rapporto d’amore con i libri, pertanto mi dispiace anche solo poggiarlo riverso e aperto, per paura che si pieghi la spalla. I libri che amo di più li compro due volte. Uno lo leggo, l’altro lo conservo intatto». «Ho un libro, Vicolo Connery, con la copertina succhiata e mordicchiata da mia figlia, quando aveva due anni. È il libro con più vita...».
Nel suo articolo, Gian Paolo Serino aveva tra gli altri interpellato lo scrittore Sebastiano Vassalli, che così si era espresso: «La maggior parte dei libri che mi arrivano non mi interessano, li ignoro, e la collocazione cantina mi sembra adatta. Quelli della mia biblioteca, invece, sono sacri: non li sottolineo, non mi va di imbrattarli. Prendo appunti soltanto nella prima pagina bianca, quella che precede il frontespizio: lì annoto richiami e promemoria e rimandi alle pagine o ai passaggi che più mi hanno colpito». A proposito di Vassalli, il commento che ci è piaciuto di più è il seguente: «Se le case editrici smettessero di mandare carrettate di libri a gente come Vassalli e decine di altri, gente che non gliene frega un tubo e li butta in cantina, forse risparmierebbero un bel po’ di quattrini (e potrebbero, magari, calare i prezzi). Oddio, poi c’è anche chi se li va a rivendere sulle bancarelle...».
Ecco, tanto per dire che spesso è più interessante leggere cosa pensano i lettori che gli scrittori.
caterina.soffici@ilgiornale.it