La coscienza nera delle Nazioni Unite paralizzate dai veti

Forse Bashar Assad ha intenzione di far fuori tutti i siriani e restare da solo a governare un Paese vuoto. E forse glielo lasceremo fare, data l'incertezza con cui tutto il mondo si gratta la testa mentre l'esercito fa le pulizie con i tank, i mitra, le bande che terrorizzano e uccidono chiunque si affacci per le strade.
Ieri è stata la quarta volta del Consiglio di Sicurezza Onu dall’inizio della rivolta, se non ne dimentichiamo qualcuna. Stavolta l'Italia e la Germania hanno chiesto di agire in fretta. Una richiesta analoga della signora Ashton, tuttavia, è accompagnata da terribili sanzioni europee: il congelamento dei beni e la proibizione a viaggiare di cinque persone associate al regime stragista. Gran cosa dopo che la settimana scorsa 27 Paesi avevano insieme dichiarato la loro condanna per il regime accusandola di «massacri indiscriminati» di civili nella città di Hama. Ieri sera, il Consiglio di Sicurezza ha mosso il suo incerto corpaccione dopo che il 26 maggio la Russia aveva bloccato una dichiarazione per paura di «causare una guerra civile». Poi, il 9 giugno è naufragato un progetto di risoluzione che accusava il regime di «crimini contro l'umanità». Sempre paura di «ingerenza esterna» come dicono Cina e Russia. Anche la Lega Araba, pur preoccupata, ha ribadito questo nobile timore in varie riprese. Il 9 giugno di nuovo, ecco l'esame di una bozza di risoluzione che sbatte come al solito contro il ventilato veto di Russia e Cina. Ora la Russia sembra averci un po' ripensato, ma l'istinto di proteggere il pilastro della guerra fredda in Medio Oriente, l'amicone dell'Iran, il protettore degli hezbollah e di Hamas, è fortissimo.
Insomma, che l'Onu possa o voglia cercare di salvare i siriani è assai dubbio: solo a maggio la Siria all’ultimo momento cedette il suo posto al Kuwait nel Consiglio dei Diritti Umani dopo che gli americani la spintonarono giù. Le fu promesso per il 2013. Ce la vedo proprio bene.