Cose non dette sui rapporti Chiesa-Berlusconi

Il caso Boffo-Avvenire avrebbe creato una spaccatura insanabile tra il mondo cattolico e il governo guidato da Silvio Berlusconi. Così almeno sostengono i principali commentatori della sinistra in queste ore sui loro giornali e alla televisione. Quali siano le fonti di tale certezza non è dato sapere. Scambiare la solidarietà legittimamente data dalla Cei, il parlamento dei vescovi italiani, a Dino Boffo con una sfiducia all’esecutivo è un triplo salto mortale che puzza di patacca, questa sì, lontano un miglio. Anzi, semmai è vero il contrario. Se c’è una cosa che ha colpito gli osservatori più attenti nel bailamme di voci e insulti dell’ultima settimana è proprio il silenzio dei pezzi da novanta della Chiesa italiana e del Vaticano. Non una parola si è levata sull’asse portante dell’attuale potere forte della gerarchia cattolica, quello che da Venezia, cardinale Angelo Scola, passa da Bologna, dove c’è il quartier generale del cardinale Carlo Caffarra e scende giù fino a Napoli, dove il cardinale Crescenzio Sepe non ha rinnegato i suoi cordiali incontri con Silvio Berlusconi all’epoca dell’emergenza spazzatura, e raggiunge Palermo dove il cardinale Paolo Romeo non ha dato alcun segno di insofferenza.
Ma allora perché tanto urlare al divorzio tra chiesa e centrodestra? La risposta è semplice. A sinistra scambiano una speranza, un sogno, per una realtà. Così se tacciono i porporati parlano e straparlano i santoni dei giornali-partito la Repubblica e Corriere della Sera. Ezio Mauro, Eugenio Scalfari, Giuseppe D’Avanzo, Sergio Romano, e tanti altri che fino a ieri si scagliavano contro le ingerenze del Papa, si sono autonominati portavoce dei cattolici italiani. E anche se non hanno mai messo un piede in chiesa pontificano e difendono in questi giorni un mondo che se potessero raderebbero volentieri al suolo domani mattina, come dimostrano le raccolte dei loro scritti.
Il motivo per cui lo fanno è chiaro: voti, non mistici ma elettorali. È l’ennesimo, disperato tentativo della sinistra di infilarsi in campo avverso. Perché se c’è una cosa certa è che mai un governo della Repubblica ha avuto rapporti così forti con il Vaticano come quello in carica. Merito soprattutto di Gianni Letta, che oltre a essere sottosegretario di Stato è anche «gentiluomo di Sua Santità», che detto così fa sorridere ma che significa far parte della ristretta famiglia pontificia. I suoi rapporti con il Papa sono solidi e ottimi. Di recente Ratzinger lo ha voluto al suo fianco in auto nel viaggio, un’ora e mezzo, sui luoghi del terremoto, forse il colloquio più lungo mai concesso al rappresentante di un governo straniero. E oggi probabilmente lo rivedrà nel corso della visita pastorale a Viterbo.
Ma anche Silvio Berlusconi ci ha messo più volte del suo per dimostrare che la Chiesa può sentirsi al sicuro sotto l’ombrello della Casa della libertà. Lo stesso cardinale Bagnasco, il numero uno della Cei che in queste ore si è molto esposto sul caso Boffo, non ha dimenticato ciò che avvenne quella notte del febbraio scorso quando, Eluana agonizzante, Berlusconi fece convocare le Camere per far approvare il decreto salva-vita attirando su di sé le ire del presidente Napolitano. Né il cardinale è all’oscuro di ciò che il governo sta facendo per la nuova legge sul testamento biologico.
Insomma, fino a che si tratta di poltrone, sia pure quella del direttore di Avvenire, ci possono stare distinguo e qualche voce stonata dalle seconde e terze file. Quando si parla di cose serie, la Chiesa sa con chi stare. La Repubblica se ne faccia una ragione. Non è la sua, né quella di quei manifestanti di sinistra che ieri pomeriggio sotto le nostre finestre minacciavano Feltri e noi del Giornale a «stare attenti ad andare in giro da soli per Milano».