Cosima prevede le manette: «Adesso arrestano pure me»

Voci. Indiscrezioni. Notizie non confermate. I riflettori si riaccendono sul giallo di Avetrana e il tam tam porta un nome: Cosima. Cosima Serrano, la mamma di Sabrina, sarebbe nel mirino degli investigatori che dopo mesi e mesi di indagini avrebbero trovato elementi utili contro di lei. Da giorni si sussurra che l’inchiesta sia arrivata ad una svolta, ma ieri ecco il colpo di scena: è lei, Cosima, a rompere gli indugi. La donna parla al Tgcom e pronuncia alcune parole che bruciano l’attesa: «Se volessero arrestare anche me, lo facciano pure. Tanto il carcere di Taranto lo hanno già sistemato, finirò con mio marito e mia figlia». Ovvero, con Michele e Sabrina Misseri che da mesi, in cella, si rimpallano una verità più scivolosa di una saponetta. In serata, l’avvocato Franco De Jaco, legale della signora, frena vistosamente: «Diffidiamo Mediaset dal mandare in onda dichiarazioni non autorizzate e dalle quali Cosima Serrano prende le distanze».
Sarah Scazzi muore ad Avetrana nel primo pomeriggio del 26 agosto. Per la Procura di Taranto la giovane viene uccisa fra il garage e la casa dei Misseri - sul luogo esatto ci sono ancora molti dettagli che non tornano - e l’alibi di Cosima non ha mai convinto i magistrati. La mamma di Sabrina ha sempre detto che dopo pranzo, stravolta per il lavoro e il caldo, era andata a riposare in camera e dunque nel dormiveglia non aveva sentito, anzi non aveva percepito nulla. «Cosima - replicano gli avvocati della famiglia Scazzi Nicodemo Gentile e Walter Biscotti - è un fortino da espugnare».
Ora, la Procura avrebbe trovato un varco e questo avviene mentre la sequenza del dramma, passata alla moviola per mesi e mesi, viene aggiornata, irrobustita e in parte riscritta con nuovi elementi. Elementi, peraltro, tutti da verificare, perchè il giallo di Avetrana col tempo si è trasformato in un girotondo in cui le versioni susseguono e si eliminano a vicenda col risultato di girare sempre intorno a quel garage e a quelle stanze. Una situazione di stallo forse sbloccata dalle parole, sorprendenti, del fioraio Giovanni Buccolieri che avrebbe raccontato di aver visto intorno alle 14 di quel 26 agosto una scena agghiacciante: Sarah che scappa da casa Misseri, ma vien raggiunta da qualcuno e riportata all’interno. Naturalmente, anche il capitolo Buccolieri è entrato nel frullatore di Avetrana: che cosa ha detto esattamente il fioraio? E perchè la sua deposizione arriva con mesi di ritardo? Non solo, alla fine Buccolieri si sarebbe rifiutato di mettere la propria firma sotto il verbale. Insomma, questa pagina è ingarbugliata come le altre. E si presta, così costruita, più alle suggestioni di uno sceneggiatore che all’esame dibattimentale. C’è il rischio che l’inchiesta pasticci con indagati e sospettati senza approdare ad una conclusione certa. Ma i carabinieri con tenacia mettono insieme le tessere del puzzle che non vuole andare a posto: l’ipotesi prevalente ora è che il delitto sia avvenuto in casa, forse intorno alle 14, in anticipo rispetto ai tempi immaginati all’inizio.
Sabrina continua a proclamarsi innocente, ma la Cassazione ha appena stabilito che la giovane rimarrà in cella perchè le accuse stanno in piedi, anche se la Suprema corte fa le pulci al tribunale del riesame. Michele tace, in attesa forse di rimettere mano ad una narrazione sempre ondivaga e incerta. Resta Cosima, il fortino di cui parlano i legali. E Cosima decide di utilizzare i media, esattamente come la figlia nelle prime, convulse, settimane: «Se volessero arrestare anche me, lo facciano pure». Poi l’avvocato smentisce.