Cosmi: «Troppi mediani, anche fra gli opinionisti»

L’orgoglio dell’allenatore: «Che emozione giocare in Champions nella stessa sera della Juventus. Come fermarli? Non lo so, se c’è qualche collega che prima della partita sa come farlo, gli faccio i complimenti»

Tony Damascelli

Ci vorrebbe Marzullo con le sue domande sui sogni. Ma con Serse Cosmi c’è poco da scherzare, è uno di quelli veraci, fatto con il falcetto, duro e puro anche se qualcuno lo ha messo all’indice per le ultime cose liguri, il Genoa bello e capolista nel girone di andata e poi brutto e involgarito nell’ultima fetta di campionato. Roba del passato, prossimo.
«Peccato, perchè a Genova era incominciata una avventura di quelle che mi piacciono, per la passione, per il progetto. Non rinnego quel tempo ma oggi ho l’opportunità, dopo Perugia e Genova, di fare l’allenatore normale».
Che vuol dire normale?
«Che mi occupo delle cose semplici, la squadra, gli allenamenti, la partita e poi posso vivere le cose della mia vita, perchè Udine è calda, anche se non sembra, ma sa essere discreta e lavoro per un club iperorganizzato».
A Perugia e Genova?
«Perugia resta atipica, anche ai tempi di Gaucci. Genova, il Genoa, era al primo anno di assestamento e di impostazione. Sembra storia di un altro tempo».
Quando lei allenava in C1 e nessuno la conosceva. Nessuno tranne i Gaucci.
«Ero all’Arezzo, il mio sogno era allenare il Livorno o il Palermo, in serie C. Era gennaio, mi chiama Gaucci e mi informa, io avevo la famiglia in settimana bianca, fu una felicità molto dolorosa, non potevo comunicare a nessuno quella notizia che avrebbe cambiato la mia vita, dovevo contenere la gioia, inibito a festeggiare».
Veniamo alla gioia di oggi, esplicita.
«Beh, innanzitutto voi non potete immaginare l’orgoglio che ho provato quando abbiamo giocato la Champions: nella stessa sera era in campo anche la Juventus. Incredibile. Tutto incredibile per me rispetto a qualche mese fa. E invece eccomi qua con una grande squadra, pronti».
Pronti a che cosa?
«Ad affrontare la Juventus, con le motivazioni piscologiche, con le sollecitazioni emotive perchè queste occorrono contro i campioni. Se non hai la rabbia e la voglia di dimostrarle, allora sei spacciato. Ovviamente ci sono anche problemi tattici».
Come si ferma la Juventus?
«Se c’è qualcuno, tra i miei colleghi, che alla vigilia di una partita contro la Juventus sa come fermare i bianconeri allora si faccia avanti, gli farò i miei complimenti».
Quindi?
«Quindi vedremo sul campo, sono uno che ha idee perchè chi non le ha si aggrappa ad altre giustificazioni. So cambiare la tattica, non radicalizzo anche se qualcuno non se ne accorge».
Per esempio?
«Hanno detto che abbiamo perso a Firenze perchè non ho schierato il tridente come avevo fatto contro il Panathinaikos e la Roma. Bene, anzi male: contro i greci ho giocato con due punte, con la Roma ho scelto la formula tre soltanto per un tempo. Allora dinanzi a certe dichiarazioni sei disarmato».
Disarmato e basta?
«C’è molta disinformazione, la concorrenza televisiva ha aumentato in modo esagerato il numero di gente che parla di football, senza conoscerlo. Gli ex calciatori non hanno talento giornalistico e spesso nemmeno capiscono, i giornalisti hanno talento ma non sanno».
Una scolaresca di ignoranti.
«No, è che ormai sono tutti mediani e i numero 10 sono invecchiati».
Non male, colpa anche del vostro linguaggio.
«Sì, colpa anche nostra, della comunicazione che è invece incomunicabilità. Come faccio a sapere, a capire chi è questo o chi è quello, spuntano ogni giorno e ogni giorno parlano e dicono».
Lei è un personaggio scomodo.
«Si è creata una mia immagine che non mi piace. Non dipende da me. Cerco di capire ma se dopo la vittoria nostra all’Olimpico per tre giorni si parla e si scrive del pallone giallorosso che posso farci?».
Per esempio non molestare Toni.
«Guardi, lei lo sa bene quello che è capitato. Io ho elogiato Toni, ho lanciato un monito agli arbitri poi qualcuno o qualcuna ha messo assieme tutto il resto. Ma quello che ho detto per Toni vale per Ibrahimovic che è bravissimo, difende il pallone e fa anche male, con quel fisico, mi piace un sacco».
Le piaceva anche Miccoli.
«Eccome, gli dissi: guarda che non è la Juventus che dovrà capirti ma sarai tu a dover capire la Juventus. Avevo ragione, mi dispiace vedere che un talento così buono sia all’estero».
Stasera troverà anche un suo ex allievo, Blasi.
«Non lo vedevo all’ala, non aveva dribbling, non aveva fantasia. Ma cresceva ad ogni allenamento. Ha un grande futuro. Si ricordi che ho avuto anche Zalayeta e se non si fosse infortunato il Perugia si sarebbe salvato».
Meglio la Juve con o senza Del Piero?
«Meglio la Juve senza tutti».
Pronostico.
«Se siamo quelli di Roma e di Champions sarà un divertimento, per noi e per loro».
Mediani e numeri 10, anche se invecchiati, approvano.