Cossiga denuncia i pm anti-Sismi

«Non è possibile che un giudice possa intercettare il capo dei servizi segreti. Spataro? Lo chiamano il girotondino»

Gianluigi Nuzzi

da Milano

Un pool di quattro esperti, due pubblici ministeri e due avvocati penalisti. Sono loro che in queste ore stanno limando la denuncia penale che Francesco Cossiga presenterà entro fine settimana contro i pm Armando Spataro, Ferdinando Pomarici e la Digos della Questura di Milano. Rei, secondo il presidente emerito della Repubblica, di aver violato il segreto di Stato e di abuso d’ufficio: «Ma è possibile che la Digos di Milano - incalza Cossiga - possa intercettare il direttore del Sismi? Solo nel nostro Paese un pm può ordinare di intercettare il capo degli 007!». Cossiga è appena uscito da San Vittore, dove per mezz’ora, in una saletta colloqui, ha incontrato Marco Mancini, il capo del controspionaggio del Sismi arrestato nell’indagine sul sequestro di Abu Omar. A lui regala alcuni libri, «la Bibbia di Gerusalemme in inglese, sarebbe stata banale per uno 007 la copia in italiano, i Vangeli commentati da monsignor Paglia», porta l’affetto dei familiari e la propria amicizia.
Ai giornalisti offre un’interpretazione su quanto accaduto, ricostruendo la genesi dell’inchiesta. Bisogna partire da come è nata: «Il capo della polizia Gianni De Gennaro - afferma Cossiga - è uno degli ispiratori dell’attacco al Sismi, è un uomo cinico e sgradevole; ho solo una battaglia da combattere ancora nella mia vita: vedere fuori dal Viminale Gianni De Gennaro». Per considerare poi gli effetti delle indagini sul piano internazionale: «Ma se i nostri 007 vengono intercettati, quale servizio segreto alleato gli passerà più notizie? Per vederle poi finire sulla scrivania di Spataro?». Sino ai vari protagonisti. Dalle persone nel mirino. Come Mancini, «sta benissimo, sereno, lucido, è un servitore dello Stato, tre anni fa mi avvisò che gli spagnoli intercettavano le mie conversazioni», come il direttore del Sismi, che «è rimasto solo - osserva -, D’Alema due mesi fa mi disse “Pollari non si tocca” e ora quando lo incontra allarga le braccia senza salutarlo. Dovrebbe andare da Spataro e raccontare tutto, visto che a Prodi non interessa porre il segreto di Stato».
Ma le parole più affilate e critiche le rivolge agli inquirenti: «Il problema di Spataro, uomo coraggioso, è stato quello di partecipare ai girotondi, tanto che il suo soprannome è “Il girotondino”». E indica quelli che legge come obiettivi non visibili di quest’indagine: «Hanno preso Mancini con il tintinnio di manette, poi passeranno a Pollari, ma l’obiettivo non è né il primo né il secondo, ma Spataro e lo sceriffo Pomarici, vogliono arrivare all’uomo politico del governo Berlusconi che aveva competenza sui servizi segreti e che non si chiama Enrico Letta».
La denuncia verrà trasmessa per competenza alla Procura di Brescia. E sarà quindi il procuratore capo Giancarlo Tarquini a disporre gli accertamenti. «La mia denuncia contro Spataro - sottolinea ancora Cossiga - è un tardivo omaggio alla memoria di Walter Tobagi: ricordo che alcuni mandanti morali di quell’assassinio erano nel cdr del Corriere della Sera».