Cossiga: ecco perché difendo le Crociate

Caro direttore, avevo inviato questa lettera al direttore di un giornale di sinistra perché indirizzata soprattutto ai suoi lettori. Non è stata pubblicata forse perché troppo in difesa della «cristianità» e poco «filoradicalislamista». Considerando il Suo un quotidiano liberale, la invio al Giornale.
Non penso che nessuno, considerata la mia nota fedeltà alla Sede Apostolica e la mia adesione all’insegnamento anche ordinario o non formale del Sommo Pontefice, e pensando anche alla mia nota personale amicizia con il teologo tedesco Joseph Ratzinger, pur se ormai trascorsa (trascorsa perché ormai Egli è, grazie a Dio, il Papa!), potrà equivocare sulle osservazioni che io qui espongo attorno alle parole pronunciate da Benedetto XVI a Colonia nel suo incontro con i rappresentanti della comunità mussulmana: «Mai più guerre di religione nelle quali si è ucciso nel nome di Dio!». Poiché sono state travisate nei secoli perfino le parole di Gesù Cristo, penso possano essere travisate anche le parole del Suo Vicario, il Vescovo di Roma.
Qualunque sia il Suo giudizio privato di storico, perché Egli è anche uno storico, non penso che Benedetto XVI abbia voluto condannare in toto le operazione belliche che i cristiani hanno dovuto condurre nei secoli in difesa della Fede, della Chiesa e della Cristianità, contro i mussulmani, arabi e turchi. Certo, essendo la storia umana anche storia della Salvezza, così come vi è una evoluzione del dogma, inteso come suo disvelamento ulteriore, così vi è anche un progresso, inteso come arricchimento e completamento, dei principi dell’etica naturale anche nei confronti del fenomeno della guerra, ed anche sotto la specie dei giudizi sulle guerre passate. Ma ogni giudizio storico ed anche morale deve essere calato nella Storia. Così io ritengo che furono atti meritevoli: la resistenza della monarchia franca ai mussulmani arabi ed una grazia di Dio la vittoria di Carlo Martello a Poitiers nel 722; la resistenza delle potenze europee contro i mussulmani turchi ed una grazia di Dio, la vittoria di Don Giovanni d’Austria,- sulla cui ammiraglia era imbarcato il Terçio de Çerdeña e su alcuni legni della cui flotta anche sventolava la bandiera dei Quattro Mori!-, a Lépanto nel 1571; la resistenza austro-polacca sempre contro i mussulmani turchi ed una grazia di Dio la vittoria di Jan III Sobieski, re di Polonia e di Eugenio di Savoia-Carignano sotto le mura di Vienna, nel 1683. E considero meritevole la resistenza di chi oggi vuole resistere - comprendo però anche chi non vuole resistere: la Spagna neo-laica di Zapatero, la Francia laicista di Chirac e la Germania senza volto di Schröder, perché tutti essi non credono ad una identità cristiana europea!- contro la guerra dei terroristi dell’estremismo islamico, e considererò una grazia di Dio la vittoria, anche con le armi, contro di essi.
No, certo, alle guerre di religione, ma sì alla resistenza armata contro le guerre di religione scatenate dagli altri, in particolare se condotte con i metodi del terrorismo. Mi faccio forte degli insegnamenti del Catechismo della Chiesa Cattolica e di quanto scritto di recente contro il «pacifismo assoluto» nella Nota della Congregazione della Fede su l’impegno politico dei cattolici, a firma del Prefetto della Congregazione Card. Joseph Ratzinger.
Necessario ed opportuno sul piano religioso, culturale ed anche politico, il dialogo tra cristiani e mussulmani, arabi e non arabi. Auspicabile un’alleanza tra mussulmani ed «altri» contro il terrorismo. Ma anche necessaria ed opportuna la resistenza culturale, politica, e se necessario militare, contro il terrorismo stesso dell’estremismo religioso islamico.