Cossiga: perché difendo le mogli di sinistra

«La Palombelli è una brava giornalista. E non deve far carriera solo perché il marito adesso è vicepremier? All’estero non funziona così»

Ho letto l'articolo di Luca Telese - mio spericolato compagno di viaggio insieme all'amico Gallo del Corriere della Sera in una Israele moralmente, organizzativamente e psicologicamente in guerra perché aggredita, sola e con pochi amici, tra cui l'Italia non è certo avvertita come tale -, articolo nel quale riporta le critiche a mogli di politici che non fanno altro che, oltre a essere mogli e madri, continuare a fare il loro lavoro o cogliere da cittadine quelle opportunità che la società anche politica offre alla loro intelligenza e capacità. E così, poiché nel nostro Paese non ci sarebbero problemi gravi e reali di moralità, il fatto che la giornalista Barbara Palombelli possa avere una nuova collocazione nell'armata dei giornalisti della Rai solleva un problema perché lei anni fa sposò un intelligente e bel ragazzo, al quale è rimasta sposata, che è poi diventato ed è ministro e vice-presidente del Consiglio dei ministri. Conosco da molti anni Barbara - non da moltissimi perché moltissimi anni lei non ha! - e certo siamo amici, io vecchio signore e politico al tramonto o forse del tutto tramontato, lei quasi ragazzina e poi giovane signora al seguito di un esagitato presidente del Consiglio dei ministri e poi bizzarro presidente della Repubblica in giro per il mondo. È una brava giornalista, penalizzata dal fatto che è anche bella e simpatica... Ma poiché il marito è diventato «cosa», lei non dovrebbe guadagnarsi un posto in carriera. Conosco da molti anni Sandra Mastella - non da moltissimi perché moltissimi anni anche lei non ha! -, e certo siamo amici. È un donna volitiva e intelligente, di carattere meridionale e di istruzione americana, ottima moglie e madre e che, con tutto l'affetto per il marito e mio giovane amico Clemente, avrei visto meglio di lui al ministero della Giustizia perché sono certo che avrebbe messo in riga i magistrati riottosi! Ma intelligente, preparata e con l'aggravante di essere anche bella, in questa società che si proclama evoluta e moderna, non potrebbe fare il presidente del consiglio regionale della Campania, perché il marito è un uomo politico.
Queste critiche sentì formulare anni fa nei confronti di quella grande donna che fu Nilde Iotti, che però potè diventare presidente della Camera dei deputati solo dopo la morte del marito Palmiro Togliatti: ma molti suoi compagni e compagne di partito non glielo perdonarono mai. E così, all'inverso il marito dell'onorevole Barbara Pollastrini, intelligente donna politica comunista e membro del governo, non dovrebbe coprire un rilevantissimo posto di banchiere privato.
Certo che con questo metro la Chiesa, che è in realtà molto più avanti della «società moderna» nella valorizzazione delle donne, non avrebbe dovuto proclamare santa la giovane Chiara d'Assisi perché molto probabilmente era stata, prima della totale «conversione a Cristo» di lui, la «fidanzatina» di Francesco d'Assisi, santo rivoluzionario anche lui.
Ma come la mettiamo con la signora Blair, moglie del primo ministro britannico, grande avvocato che ha difeso cause anche contro l'amministrazione presieduta dal marito? E come la mettiamo con Hillary Clinton che, moglie del presidente degli Stati Uniti d'America, alla sua uscita dalla Casa Bianca è stata eletta senatore per lo Stato di New York e si accinge ad essere designata candidata democratica e forse anche ad essere eletta presidente degli Stati Uniti? Ed a ben vedere anch'io non sono privo di pecche, perché ho un figlio, che se anche molto in gamba è pur sempre mio figlio, colpa non lieve! Che per la seconda volta, e non certo per i miei appoggi, è stato eletto membro della Camera dei deputati. Povera Nilde, povera Barbara, povera Sandra, ma perché non siete nate in Inghilterra o negli Stati Uniti invece che nella «progreditissima» nostra Patria?
P.S. Mi dicono che anche mia nipote Bianca Berlinguer, brava e, aggravante imperdonabile! anche bella, giornalista, sarebbe «penalizzata» dal fatto di chiamarsi Berlinguer. Immaginiamoci se si fosse chiamata... Marx!