Cossiga: «Questa guerra è una resa dei conti tra i Ds e la Margherita»

Luca Telese

da Roma

Allora presidente, ce la racconta lei questa storia dell’Antonveneta che fa tremare il Palazzo?
«Io? Io potrei dirle che sono molto preoccupato. E che dopo Tangentopoli questa sarà la crisi più grande che il nostro paese deve prepararsi ad affrontare».
Lei sarebbe in grado di spiegare cosa sta accadendo anche a un nostro lettore che non conosce tutti i retroscena del mondo finanziario?
«Oh, non credo sia difficile: tutto è molto più semplice di quanto non sembri».
L’arresto di Fiorani avrà una ripercussione forte sul mondo politica?
«Ah, questo è certo. La vicenda di Antonveneta si inserisce in una guerra politica che è in corso da mesi, è come un detonatore piazzato su una carica di esplosivo».
E se la bomba esplode chi verrà colpito?
«Il centrosinistra».
Perché, il centrodestra no, secondo lei?
«No, perché da questa partita è tagliato fuori. Ehhhh... ».
Cosa?
«Potrei dire che non ci è nemmeno mai entrato perché non conta nulla. Ma suona offensivo: diciamo che in questo momento il centrodestra non è così rilevante agli occhi dei Poteri forti che si confrontano in quella guerra».
Allora la guerra fra chi è?
«Tra due classi dirigenti diverse e antiche che convivono nel centrosinistra. È una guerra tra strutture economico-politiche opposte, fra un pezzo di quella che un tempo poteva essere definita la finanza “rossa” e un pezzo di quella che un tempo era la finanza “bianca”: se mi concede una banalizzazione comprensibile a tutti, invece, è... una guerra fra i Ds e la Margherita, prima della resa dei conti delle elezioni».
Cominciamo dal protagonista: Fiorani chi è per lei?
«Un furbone, un vero furbone».
Furbone detto con questo tono, e alla luce delle accuse è una parola grossa?
«Per abitudine non sono uno che infierisce su chi affonda: ma certo oggi non posso rivendicare la comune origine nell’Azione cattolica».
Perché uno di voi due non ne è degno?
«Non mi costringa a essere inelegante».
Allora mi spieghi cosa sta accadendo in quella guerra di cui mi ha parlato.
«Se con Tangentopoli i magistrati hanno affondato un regime, ora che un regime non c’è più, con questa inchiesta pensano - e forse possono - affondare ciò che ha preso il suo posto: un sistema».
Lei vuol dire che l’inchiesta su Antonveneta è mossa da un disegno politico?
«No. Nessun disegno. Ma certo i giudici si inseriscono in un vuoto di potere, e potrebbe avere di nuovo l’effetto di radere al suolo una intera classe dirigente».
Perché?
«Perché in questo momento, con la guerra che c’è in corso, si stanno modificando equilibri delicatissimi: i magistrati entrano sul campo di battaglia, proprio dove si è aperta la crepa».
E questa crepa che cosa è, perché si è prodotta proprio in questo punto dello scacchiere politico?
«Si è aperta a sinistra, quando è iniziata la guerra per l’egemonia del dopovoto».
Dopo le regionali l’Unione si è convinta di aver vinto...
«... e allora l’economia e la finanza sono diventati terreno di confronto il luogo dove misurare i rapporti di forza in vista del governo».
L’Unipol è l’espressione del potere ds, i «furbetti del quartierino» ci hanno giocato di sponda. Perché?
«Non parlo di questo perché come lei sa, di molti e importanti dirigenti dei Ds io mi considero amico».
Lei ieri ha detto che volevano arrestare anche Fazio.
«È vero. Ho chiesto al governo se è vero che non è successo perché il Gip si è opposto».
Lei lo ha chiesto o sapeva che il Gip si è opposto?
«Lo sapevo, ovviamente».
I magistrati di Milano hanno smentito la notizia.
«Mi avrebbe stupito il contrario. Ma loro sanno che tutto si può dire di me tranne che io sia disinformato, bugiardo o fesso. Non dico cosa penso di loro perché è ancora in vigore il codice penale Rocco».
Cosa deve fare il governo?
«Ha il dovere di essere informato su quel che accade, di uscire dal letargo mentre si decidono i destini delle istituzioni che guidano l’economia».
Ma se Fazio finiva in manette, come dice lei, cosa...
«... se ci fosse stato l’arresto, sarebbe stato un gesto di irresponsabilità che avrebbe danneggiato tutto il Paese».
Lei sfidò i magistrati a pubblicare le intercettazioni di alcuni indagati dell’inchiesta in cui erano state registrate anche le sue parole.
«Non avevo nulla da temere. Mi hanno fatto sapere che loro stessi le hanno catalogate come conversazioni private».
Fazio è suo amico ma lei su questa vicenda ha dissentito.
«Fu io a consigliargli pubblicamente di dimettersi, questa estate. Ora non lo rifarei».
Cosa può interrompere il conflitto economico-politico che lei vede nel centrosinistra?
«Una soluzione c’è: dovrebbero candidare a premier una delle... tre punte dei Ds. Ma non lo faranno, perché continuano a credere di essere figli di un dio minore».
Cosa accadrà?
«Non vincerà nessuno, ma si faranno male tutti. È un film già visto».