Cossiga si dimette: «Amato mi ha preso a pesci in faccia»

Anna Maria Greco

da Roma

«Cancelliamo i senatori a vita», ha proposto in questi giorni Francesco Cossiga. Per cominciare, fa un passo per cancellare se stesso da palazzo Madama. Scrive a Franco Marini: «Signor presidente, rassegno le dimissioni da senatore... ».
Una lettera che sa di arsenico e apre non una, ma molte polemiche. Perché tra i motivi ci sono l’età e la salute, ma anche il fatto che considera «anacronistico» l’istituto del senatore a vita, tanto da aver annunciato una proposta di legge per cancellarlo, nel mezzo della bagarre sull’importanza per il governo-Prodi di quei 7 voti. Lo ha illuminato, racconta, anche il leghista Roberto Calderoli, che «con bonomia» gli ha dato del «ladro» perché, lui come gli altri, ha l'indennità di presenza anche se non partecipa alle sedute. Ma soprattutto, c’è il fatto che l’ex capo dello Stato non sente di avere «quella alta autorità e autorevolezza politica, morale, culturale e professionale» che giustificherebbe la sua permanenza in Parlamento. Lo dimostra il comportamento del ministro dell’Interno. «Sono stato preso a pesci in faccia da Giuliano Amato - spiega poi Cossiga -, ha fatto rispondere a una mia interpellanza da uno sbirro di De Gennaro, Roberto Sgalla. Vuol dire che nella vita politica non conto nulla. Non sono considerato utile al Paese». La domanda era: ci sono giornalisti pagati dalla polizia? Ma il titolare del Viminale ha affidato la risposta al responsabile della pubblica informazione del Dipartimento della Ps. Dev’essere stata la fatidica ultima goccia. Cossiga, 78 anni, 48 in parlamento e 16 da senatore a vita, getta la spugna con clamore chiedendo ai colleghi di non respingere le sue dimissioni. Si dice «tranquillo», convinto che non farà scoppiare «una bomba» e assicura che non lascerà la politica. Probabilmente, sa bene che cosa succederà. Per lui è un déjà vu: si è già inutilmente dimesso dalla carica nel 2002, in polemica con Carlo Azeglio Ciampi e altre 4 volte da premier, ministro dell’Interno, presidente dell’Udr, anche dal Quirinale a 66 giorni dalla scadenza.
Da destra e sinistra si alza un coro che gli chiede di ripensarci e assicura che il Senato respingerà le dimissioni. Il premier Romano Prodi è perplesso sulla possibilità di lasciare la carica. «È la prima volta che sento una questione del genere. Al limite, uno può non andare in Senato». Marini assicura che farà «di tutto» per convincere Cossiga, parla con Amato e annuncia che tra 2 settimane, dopo il varo della finanziaria, il ministro risponderà di persona a Cossiga. Per il presidente della Camera Fausto Bertinotti, l’ex Picconatore ha voluto «indicare un problema». Ma Calderoli teme che metterà la «pietra tombale» sull’abolizione dei senatori a vita. Il ministro Vannino Chiti accusa la Cdl di aver provocato le dimissioni con la polemica sulla questione, Renato Schifani di Fi risponde picche. «Resta con noi», pregano in tanti dai due poli. L’altra volta si concluse con 162 no e 57 sì. Ma stavolta, si arriverà al voto?