Costa in alto mare, non ci sono Margini, vola Merlo

(...) Mica una scelta facile, ma l’unica possibile, alla luce del confronto pubblico tra i tre candidati andato in scena ieri in un’affollatissima Sala delle Compere di Palazzo San Giorgio. Tanto per rendere subito l’idea sui tre: 11 secondi di applausi di maniera alla fine del discorso del «foresto» Paolo Costa, 19 secondi di battimani più intensi per un Mario Margini che ha un po’ deluso rispetto alle aspettative, un’ovazione di 41 secondi per l’assessore regionale ai Trasporti, Luigi Merlo, che ha anche strappato l’unico applauso a intervento in corso, con una battuta iniziale che ha freddato i rivali. «Ero preoccupato anche su come iniziare questo mio intervento - ha esordito Merlo -. Ho ascoltato Margini e mi è venuta in mente una canzone, “Genova per noi”, poi l’onorevole Paolo Costa e ho pensato a Jovanotti, con “Sono un ragazzo fortunato”. Allora ho pensato a una canzone per me. E ho scelto “Niente paura”, di Ligabue, sì perché Genova non deve avere paura». Grande senso giornalistico per fotografare gli interventi che lo hanno preceduto.
Quasi un amarcord per Mario Margini. Tanti accenti sull’«anima della città» e sulle «potenzialità dello sviluppo». Un tono di voce da comizio per rivendicare «maggior autorevolezza e potere decisionale all’autorità portuale». Un severo rimbrotto alle beghe di banchina e ai «ricorsi che bloccano ogni attività». Una sempre utile spruzzata di politichese sulla «ricchezza del pluralismo si soggetti» o la «vasta gamma di attività che ha relazioni profonde con il ruolo dello scalo». Poi il sempreverde Terzo Valico che s’ha da fare e i finanziamenti che s’hanno da ottenere. Un’analisi puntuale dell’esistente da parte di chi dovrebbe essere però il presidente del futuro.
Paolo Costa si rende conto da solo di dover spiegare «cosa sto a fare qui?» Ci prova, si cita, si loda. Ammette di «essere stato molto fortunato fin da quando è uscito dall’Università». Di «volersi misurare in una sfida che lo affascina». Dice di voler «superare le Alpi» per guardare «ai porti del Nord», salvo poi contraddirsi sottolineando che «i veri rivali non sono al Nord ma nel Mediterraneo». Le uniche tre parole genovesi che dice sono Calata Bettolo, Cornigliano e Ponte Parodi, ma a livello di pura citazione, senza articolare intorno a una sola di esse una frase o un progetto. D’altra parte dice chiaramente di aver capito il senso di «questa cerimonia». E può anche darsi che abbia ragione, riguardo al valore della passerella di ieri. Basterà attendere qualche giorno.
Tocca a Merlo. E dopo le stoccate, è subito l’ora della concretezza. Fa distribuire quello che resta l’unico programma presentato dai tre. Numeri, tabelle, riferimenti. «Mi redno conto sia un rischio entrare nel pratico, nel dettaglio - anticipa tutti -. Tutti vanno subito a farti le pulci. Ma sono fatto così». E alloravia con una serie di esempi pratici. Di priorità. Nuovo terminal a Sampierdarena «grande almeno come Voltri», con 14 dragaggi. Sennò addio navi grandi. Poi, tra le altre cose, chiusura centrale Enel anche prima del 2020, aeroporto con le quote vendute ai privati, svolta del ferro in attesa del Terzo Valico («che se anche va tutto bene lo avremo nel 2018»), regole e tariffe uniche nelle tre autorità portuali liguri. Piano? L’Affresco? «Qui bisogna decidere - affonda Merlo -. Basta usarlo come un’icona, da mettere in mostra e poi infilare in un cassetto fino alla prossima esposizione. Occorre una decisione. E non si può sempre scaricare tutto sui vertici dell’Autorità portuale». Poi gli applausi.
Burlando sorride soddisfatto per la riuscita della «cerimonia». Ma forse anche un po’ preoccupato per l’esito che potrebbe scompaginare i giochi.