Costa caro visitare i defunti

Sosta a pagamento nel piazzale del cimitero Monumentale: chi va a pregare per i propri cari deve sottomettersi a una tariffa ingiusta e all’arroganza dell’addetto al pagamento<br />

Una preghiera sulla tomba dei propri cari ha un prezzo. Non è sicuramente quello legato alla spinta morale e religiosa che porta a compiere questo passo, ma un più prosaico ammanco dal portafoglio. E non si fraintenda: non riguarda neppure il fiore o la pianta che spesso si acquista fuori dal camposanto a incidere sulla spesa. Trattasi di manovra ben più sotterranea, forse per questo più odiosa e... odiata. Trattasi dell’iniquo pedaggio a tariffa per sostare nella zona di parcheggio antistante il Monumentale. Da qualche settimana, infatti, nel piazzale del cimitero sono comparse inquietanti strisce blu su tutta l’area, con una ristrettissima presenza (una decina) di strisce bianche regolate da disco orario. Tradotto in soldoni: chi visita i congiunti passati a miglior vita paghi: 1,20 euro per sciacquarsi la coscienza. Ma siccome il Comune è buono e nutre sentimenti di caritatevole pietà per chi frequenta luoghi tanto ameni, ha lasciato la domenica come zona franca. Si posteggia insomma senza pagare. Da lunedì a sabato invece batte cassa.

E’ chiaro il “movente” di tale prelievo, nessuno lo dice ma intuirlo non sembra difficoltoso: tanti (forse troppi) pendolari posteggiavano l’auto per tutta la giornata servendosi poi della metropolitana per muoversi in città. Così Palazzo Marino, attento a ogni “necessità” dei milanesi, non si è lasciata sfuggire il bocconcino. Perché non metterci delle belle strisce blu? Detto, fatto. Il posteggio si è magicamente svuotato, tranne per le auto di chi vuol pregare sulla tomba di amici o parenti scomparsi. In fin dei conti, loro, è giusto che paghino! O no?

E nel maxi posteggio, dove gli unici posti occupati sono quelli regolati dal disco orario, sosta un simpatico controllore che, per carità, fa il suo dovere, ma con un’educazione e uno zelo, a dir poco sospetti. Per chi si mostra non proprio felice di dover pagare una sosta fino a poco tempo fa gratuita, ha la risposta pronta, dura, sgarbata: “Se ne vada a protestare in Comune!”. Che, sarà pur l’unica procedura corretta, ma, per il malcapitato visitatore, l’interlocutore immediato è proprio quel simpatico e comprensivo addetto... Il quale per giunta, come se non bastasse, è talmente scrupoloso nell’inseguire chiunque abbia l’apparenza di voler lasciare l’auto per imporgli il pagamento del pedaggio, da alimentare più di una perplessità. E se a pensar male si fa peccato ma si azzecca quasi sempre, il dubbio che, in fondo in fondo, l’addetto incassi una percentuale su ogni “gratta e sosta” venduto, è più che legittima benché tutta da accertare.

Insomma, andare al cimitero è gesto di carità ma sei giorni su sette bisogna fare i conti con il sopruso tributario. Come sempre, chi ha la coscienza a posto e vuole solo posteggiare per tenere in ordine la propria tomba, paghi; gli altri, i pendolari, avranno trovato altre destinazioni. Così va il mondo, anzi, così va la sosta nella civilissima Milano del Duemila per chi ancora nutre carità verso i defunti. E pensare che bastava riservare mezzo piazzale alla sosta regolata dal disco orario. E se proprio si voleva fare un capolavoro, affidare il servizio a un addetto un po’ più comprensivo del dolore di chi si reca al cimitero, invece di un mastino (l’ennesimo) di cui non si sente alcuna necessità...