Costa: le critiche Ue riguardano il 2002/2003

«Ha ragione Il Giornale. La Commissione europea ha messo sotto esame gestione e controlli del Fondo sociale europeo nel Lazio. Ma con riferimento alla precedente gestione. Un peso che ora è tutto sulle nostre spalle, tant’è che in poco più di un anno dall’insediamento della giunta Marrazzo, il nuovo direttore è impegnato in una faticosa opera di ricostruzione delle certificazioni relative al 2002/2003 (circa 1700 documenti), incomplete e disseminate in diversi archivi». È quanto ha detto Silvia Costa, assessore regionale all’Istruzione, diritto allo studio e formazione, in riferimento all’articolo da noi pubblicato martedì scorso dal titolo «Por, l’Ue potrebbe deviare i fondi». «In questo anno - spiega Costa - è stata attivata una efficiente task force con l’Isfol, che in un anno ha praticato 230 visite ad altrettante sedi di enti accreditati dalla Regione (contro le 36 di prima). Sono stati effettuati in un solo anno 414 controlli sulla certificazione dei corsi, rispetto ai soli 375 dei 4 anni precedenti. È già stata operata la distinzione tra Autorità di pagamento e Autorità di gestione, così come richiesto dalla Commissione europea, e si sta procedendo alacremente alla completa rendicontazione dei documenti contabili in sospeso. Se a questo si aggiunge che si è avviata una doverosa collaborazione con la magistratura, che ha in corso 20 indagini su illeciti amministrativi e penali, si capisce la mole di adempimenti cui dobbiamo far fronte». «È interessante - dice ancora Costa - che Il Giornale abbia oggi con molta solerzia - e qualche utile informatore - riferito le richieste formulate dalla Commissione europea solo alcuni mesi fa, ma non abbia rilevato che l’allarme l’ho lanciato io stessa nelle ultime settimane anche sulla stampa, spiegando anche quello che si sta già facendo per rispondere in maniera esaustiva alle giuste richieste della Commissione Ue. Peccato che nei precedenti 5 anni la programmazione e la gestione nel Lazio del Fondo sociale europeo 2000/2006 non sia stata oggetto di altrettanta attenzione e di allarme sociale. Avremmo evitato opacità e scadimento dell’immagine del Lazio agli occhi dei cittadini, degli enti di formazione virtuosi (la maggioranza) e degli amministratori regionali. Assumendo il ruolo di assessore all’Istruzione e formazione non immaginavo di dover dedicare tanta fatica e tanto tempo a sanare il passato. Spero che con la chiusura dell’anno cominci una nuova fase del nostro lavoro, più serena e di soddisfazione, a cominciare dall'applicazione della legge regionale sull’apprendistato, dalla nuova programmazione 2007/2013, già avviata con le Province e con le parti sociali. È sulle politiche della formazione e dell’istruzione che vorrei si spostasse il confronto politico».
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Ci dispiace per l’assessore, ma noi facciamo i giornalisti e non i politici. Il nostro dovere è rendere noti i fatti che costituiscono una notizia quando ne veniamo a conoscenza.