Costa e Fincantieri protagoniste del futuro dell’industria a Genova

(...) più impressionanti se si leggono le cifre degli investimenti della Costa negli ultimi anni per costruire nuove navi. L’ho già scritto: ogni volta che mi trovo a riportarli prendo in mano la calcolatrice e controllo che non ci siano errori negli appunti, che davvero le cifre che ho davanti siano reali. Perchè si tratta di numeri da bilanci pubblici, da manovrine finanziarie correttive, da riverenza anche solo nello scriverli. Da quest’estate al 2010, per le quattro nuove navi griffate Costa, la compagnia spenderà due miliardi di euro. Che, tradotti in lire, sono quasi quattromila miliardi. E, se si va indietro di un lustro e si considera il decennio di costruzione ed ammodernamento navi 2000-2010, i miliardi di euro sono quattro e mezzo, pari a circa novemila miliardi di lire. Insomma, stiamo parlando della maggiore azienda genovese. Perchè - e qui sta la notizia - la Costa ha deciso di puntare su Genova, come dimostra anche il progetto che cambierà completamente faccia a piazza Piccapietra, sempre più quartier generale di Costa e quasi un polo del lusso che continua via Roma, dal C Dream, anch’esso con la griffe Costa, a Berti e Bagnara Sport. E la rinnovata e confermata genovesità di Costa, in una città che stende passatoie rosse a una siderurgia che è ormai residuale per numero di occupati, è qualcosa di straordinario. Anche perchè Costa non è solo Costa. Costa, ad esempio, significa Fincantieri, firma genovese sulle ammiraglie con il comignolo giallo, che costruisce con una professionalità universalmente riconosciuta le navi nei cantieri di Sestri Ponente. E che - anche dopo le vicissitudini legate alle Fremm, che hanno coinvolto pure gli stabilimenti di Riva Trigoso e del Muggiano alla Spezia - ha visto il settore civile superare quello militare. Insomma, tutto questo per dire che il successo delle crociere e lo straordinario apprezzamento per la qualità delle navi Costa e Fincantieri, è in questo momento il maggior orgoglio e il maggior successo di Genova. Forse non è un caso se, per una scelta della precedente gestione dell’Autorità Portuale, che anche quella attuale non è riuscita a invertire, Genova ha praticamente costretto le navi Costa all’esilio a Savona.
Non è altro che la fotografia di questa città e di chi la amministra, a tutti i livelli, da Tursi a San Giorgio. Il fermo immagine su un’eutanasia.