Costa e Fincantieri, la vittoria di due eccellenze liguri

(...) due eccellenze liguri e genovesi. E ce ne occupiamo, anche se in qualche modo le tre nuove commesse Carnival a Fincantieri dei giorni scorsi sono un happy end su una storia che di felice aveva ben poco. E sono anche un grande successo diplomatico dell’amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono, immediatamente riconosciuto dal ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola, un altro che, quando c’è da risolvere un problema, non tira mai indietro la gamba. Insomma, a futura memoria per quelli che a sinistra e addirittura nelle istituzioni genovesi cavalcavano le proteste, l’happy end ha nomi e cognomi. E non sono i loro.
Ma, se è vero che tutto è bene quel che finisce bene, le parole di Arison devono essere comunque un monito su un certo modo di lavorare e su un certo modo di fare sindacato. Quindi, ragioniamo sulle parole di Marghera. Pensando alla laguna di Venezia come ad uno straordinario e splendido scenario, come a un fondale di una storia che comunque ha tantissimo di ligure.
E quindi partiamo da Arison, il cui intervento non era nemmeno previsto. E che, invece, all’improvviso, sorprendendo anche i vertici di Costa e Fincantieri, scandisce: «Il sindacato si deve ricordare che siamo noi, gli armatori, i loro clienti». Il riferimento alla Fiom, la confederazione dei metalmeccanici della Cgil, è trasparente. Ma, se ci fossero dubbi, continua: «Noi armatori prendiamo in considerazione tante cose, prima di tutto il prezzo. E poi i tempi di costruzione, la qualità, eventuali incentivi sui costi. Però, ricordiamo che altri fattori potrebbero spingerci a costruire altrove». Dove «altrove» è un «altrove» rispetto all’Italia. E anche rispetto alla Liguria, rispetto a Genova, rispetto a Sestri Ponente.
Arison ha ricordato un fatto specifico, sempre veneziano. Con la Laguna sempre come scenografia e la Liguria lontana, ma solo apparentemente. «Mi ricordo bene, nell’aprile dello scorso anno, quando ero venuto qui a vedere la costruzione delle mie navi. Sono stato costretto a rimanere quattro ore in albergo perchè non potevo entrare in cantiere. Così come quando le proteste del sindacato impedirono la cerimonia di varo della “Luminosa“. Un armatore deve tenere conto anche di questi aspetti».
Eppure, da un lato Fincantieri e dall’altro Carnival e Costa continuano a lavorare in silenzio. Con risultati significativi: le commesse per i cantieri e 4500 assunzioni per la compagnia. Numeri che sono un successo anche per Genova e la Liguria dove la Costa, compagnia local e contemporaneamente global, ha la sua sede e il suo porto principale di partenza. Fra l’altro, quest’anno, su «Deliziosa» - la nave varata ieri a Dubai con la rottura di una bottiglia di succo di datteri anzichè il tradizionale champagne, come segno di rispetto per il Paese islamico - torna anche il giro del mondo in 100 giorni e diecimila euro (da Savona a Los Angeles, da Los Angeles a Singapore e da Singapore a Savona).
E, visto che è facilissimo criticare quello che non va, per un giorno sono contento di parlare di quello che funziona: la compagnia di piazza Piccapietra è al decimo posto per redditività e al 65esimo per fatturato nella classifica di Mediobanca fra 3700 società con almeno 50 milioni di euro di fatturato e in vetta fra le italiane a una classifica mondiale di affidabilità e reputazione che tiene conto di 600 imprese in 31 Paesi. Ma, al di là dei numeri, vanta anche il primato di tutte le navi certificate ecologicamente dal Rina, un’altra eccellenza di casa nostra. E, sempre in tema di ambiente, la neonata Deliziosa è una delle prime navi al mondo predisposta per il cold ironing. Che - detto così - come tutti i termini inglesi, è qualcosa che mi atterrisce. Ma, tradotto, è qualcosa di estremamente importante anche per la qualità della vita delle nostre città, visto che si tratta del sistema che permette alle navi ferme in banchina di ricevere la corrente da terra, un po’ come le auto elettriche, senza dover tenere accesi i motori per alimentare i generatori di bordo. E ancora, Costa non scarica le sue acque di sentina, anche se trattate, nel santuario dei cetacei, le acque davanti al mar Ligure. E, ancora, sempre per restare nel binomio Liguria ed ecologia, al Palacrociere di Savona c’è una differenziazione dei rifiuti hard e nella nuova sede di piazza Piccapietra a Genova è prevista l’«emissione zero» di anidride carbonica.
Ma la notizia migliore è che quella di Costa è l’unica flotta di navi da crociera a battere la bandiera italiana e a far sventolare il tricolore, anzichè altri vessilli, magari anche più comodi normativamente e fiscalmente, sui ponti. Abbinando il tutto anche a una serie di fornitori, dal caffè Lavazza ai vini Aneri, tutti rigorosamente italiani.
Di questi tempi è una grande notizia.