«Costa finto amico dei salesiani I parroci seguano don Lorenzelli»

Peppino Orlando* Vorrei, signor direttore, farla parte delle mie riflessioni sulle cause del muso duro e silente mostrato da Massimiliano Costa nei confronti di Paola Setti. I suoi resoconti e le interviste ai dirigenti cattolici hanno dato uno scrollone all’aureola di tutore di interessi ecclesiastici che Costa è andato rivestendo dentro la Margherita. Pazientemente e progressivamente, dalla giunta Sansa in poi, egli ha scavato una propria corrente sotterranea che si è collegata ai più coriacei burocrati diessini in contrasto abilmente ovattato con le altre componenti confluite nel vivaio del tenero fiorellino politico. M’ama - non m’ama, oggi don Lorenzelli, coordinatore nazionale degli istituti religiosi cattolici, pratico e acuto salesiano, ha compreso che questo abbraccio lobbistico-burocratico avrebbe minato economicamente e spiritualmente tutto il mondo delle scuole cattoliche.
Tra estensione dell’Ici, leggi a tutela delle coppie di fatto, cernita dei buoni scuola e ora controllo regionale pubblico sulla formazione professionale, don Lorenzelli ha capito che la società civile ligure e il mondo associativo cattolico sono inclusi in un progetto di smantellamento e assorbimento burocratico e laicistico. Costa, sulla scia del paradigma Prodi, svende per un piatto di lenticchie la primogeniturra cattolica. Si lamentano in privato ma rimangono nelle loro piccole colonie protette le altre componenti della Margherita se si eccettua Monteleone che lotta con armi pari nella gara delle postazioni di potere. Nulla riescono a contrapporre gli ex-popolari di Giancarlo Mori, il circolo Moro di Maria Pia Bozzo e i laureati cattolici del gruppo progressista Piccapietra. Sembrerebbe distinguersi il movimento dei Laureati cattolici curiali del Meic, ma è vicino all’Udc dialogante a sinistra. Nulla osa tentare contro il connubio Costa - Ds neppure la componente vicina a Zara, collegatosi con Pericu per avviare il partito democratico. Essi sanno che sia la sinistra di Ronzitti e Longhi sia la Margherita di Monteleone sono diffidenti verso il partito unitario che vedrebbe prevalere proprio il connubio burocratico Costa-Burlando.
La società civile genovese fatta di lavoratori produttivi, professionisti, artigiani, piccole società familiari, e tutto l’associazionismo cattolico è in grave pericolo. È ciò che don Lorenzelli ha capito e che dovrebbe scatenare i parroci e le associazioni non invischiate nelle tutele offerte ai preti progressisti di comodo come don Gallo e don Balletto. Il connubio Costa-Burlando è il principale braccio politico dei poteri grossi della Liguria. Solo una cultura libera e una società civile e produttiva, una vera sinistra liberale e democratica del lavoro e dei valori potranno, insieme a preti e cattolici realmente cristiani, scongiurare la cappa di piombo che sta per cadere sulla città di San Giovanni Battista e Maria regina, ai quali in fondo ci affidiamo con tutte le persone libere.
*Teologo