Costa: "Vedo le solite lacrime di coccodrillo"

Milano - Si intitolava «Il dottore è fuori stanza», era un’inchiesta sull’assenteismo romano. Raffaele Costa, ex ministro, scrittore, editore, oggi presidente della Provincia di Cuneo, lo scrisse nel 1988, quasi vent’anni prima della Casta che quest’anno ha riportato l’attenzione sugli sprechi pubblici.

Il dottore è ancora fuori stanza...
«Il dramma è che non c’è mai un rimbalzo nella pubblica amministrazione. Ma senza queste denunce la situazione sarebbe ben più grave. Anche se, certo, molti oggi piangono lacrime di coccodrillo».

Come si costringono i fannulloni a lavorare?
«Bisogna gestire la pubblica amministrazione in modo un po’ più simile a un’azienda, ma non è facile, perché nel pubblico spesso ci sono questioni elettorali, clientelari, che ostacolano questo percorso».

Bisogna licenziare gli assenteisti?
«Il licenziamento può essere una conseguenza di un’azione diversa, più incisiva».

Quale?
«Serve un tavolo fra enti pubblici, capigruppo parlamentari e sindacati».

Non ne ha già visti abbastanza di tavoli?
«È l’unico modo per studiare soluzioni serie. Vanno intensificati i controlli, quelli elettronici non bastano più. Bisogna verificare i certificati medici e le modalità con cui vengono rilasciati. I premi di produzione vanno differenziati».

Lei crede che la battaglia si possa vincere?
«Sicuramente sarà ancora lunga. Perché bisogna introdurre una nuova abitudine. Alla sanzione per chi non lavora, al premio per chi è più efficiente. Un’abitudine a lavorare, o all’essere puniti».