Costacurta: «Addio? No, è un arrivederci»

da Milano

La commozione c’è, ma non si vede. Le lacrime vorrebbero sgorgare copiose, ma non escono. Billy Costacurta, 43 anni compiuti, chiude una carriera vissuta per 22 anni con addosso la maglia rossonera, dopo aver vinto tutto quello che c’era da vincere. Ciliegina sulla torta, anche il gol dal dischetto nel giorno dell’addio, senza dare il minimo segno d’emozione. E poi l’uscita dal campo con una standing ovation da brivido, gli abbracci di Ancelotti e Tassotti (suoi prossimi compagni di lavoro in panchina) e la festa finale con il giro d’onore e tutti i compagni in campo che indossano la sua maglia, quella numero 5.
«È per me un giorno bellissimo, il coronamento di una lunga carriera, una bella festa con i miei compagni che mi hanno impedito di piangere e mi hanno costretto a sorridere», afferma Costacurta. «Certo, l’emozione c’era, eccome, non potevo non sentirla. Ecco perché sono entrato in campo con mio figlio Achille in braccio. È stata anche la festa delle mie due famiglie: c’erano anche mia madre e i miei fratelli e poi tutto il Milan che rappresenta per me un’autentica famiglia».
«Al momento del gol non mi sono spaventato, ne ho viste di peggio - continua Billy - ma poi sono stato costretto a uscire perché avevo i crampi. Che cosa farò adesso? Qualcosa d’altro e ringrazio il Milan che mi dà la possibilità di restare nell’ambiente. Galliani me l’aveva promesso e sono davvero felice di poter continuare a collaborare con la parte tecnica della società: sarà bello lavorare con Ancelotti. Ma ora sto pensando anche a una partita di chiusura, magari a San Siro a porte chiuse, per poter invitare tutti gli amici di questi anni che oggi non sono qui».