Costanzo Carbone Le canzoni in dialetto che hanno portato la genovesità nel mondo

È stato recentemente presentato presso la Società Ligure di Storia Patria, nella sede di Palazzo Ducale, un libro dedicato ad un grande autore della canzone genovese, Costanzo Carbone (1884-1955).
In un momento in cui si fa a gara nell'esaltare la figura di Fabrizio De André, che a dire il vero il genovese non lo sapeva nemmeno parlare, fa piacere che ci si ricordi di un poeta sincero e profondo che, senza ombra di dubbio possiamo definire «padre» della canzone genovese. Fu lui infatti che con Mario Cappello e Attilio Margutti pose le basi di quella canzone genovese nata negli anni venti del secolo scorso, quasi in contrapposizione al crescente successo che allora raggiungeva, in Italia e nel mondo, la canzone napoletana. I versi di Carbone, musicati da Margutti e interpretati da Cappello hanno portato in Italia e, con gli emigranti, nel mondo quell'identità genovese autentica e popolare oggi forse scomparsa. Va dato merito ai tre autori del libro, «Costanzo Carbone - Genova, parole e musica» di aver scritto un altro importante capitolo per una storia della canzone genovese, che segue quello dedicato a Mario Cappello, pubblicato pochi anni fa da Cesare Viazzi. Gli autori sono Vittorio Laura, Fabrizio Ferloni e Mauro Balma.
Vittorio Laura, architetto bibliofilo, è depositario dell'archivio di Costanzo Carbone, avuto per discendenza familiare; nel libro presenta un'accurata biografia del poeta. Fabrizio Ferloni, docente di filosofia ed appassionato critico e sceneggiatore ha tratteggiato un quadro della vita di Carbone proponendo idee, temi e suggestioni che a partire dai suoi scritti sollecitano l'immaginazione del lettore. Mauro Balma, docente di etnomusicologia che si occupa da decenni delle tradizioni musicali liguri, ne ha tracciato il profilo legato alla canzone genovese, al suo evolversi, alla creazione di quel nuovo genere che si distaccava, ma senza rinnegarlo, dal più antico canto di squadra, il «trallalero». Lo stesso Balma in un successivo capitolo presenta il rapporto che Costanzo Carbone ebbe come giornalista e critico con le «altre musiche» a partire dalla lirica e dall'operetta, delle quali egli era profondo conoscitore, le musiche d'organi e quelle dei campanari di Liguria. Il libro comprende inoltre un accurato e completo catalogo di tutta l'opera di Carbone, con autori delle musiche, editori, interpreti e anno di edizione. Corredato di accurato materiale iconografico, con antiche fotografie, e riproduzioni di spartiti, il libro contiene anche un CD che propone le più belle canzoni di Carbone tratte da registrazioni originali messe a disposizione dal collezionista Franco Ghisalberti: «Tranvaietti da Doia», «Boccadäze», «Foxe», per citarne alcuni. Un'intervista con quello che è stato l'ultimo grande interprete delle canzoni di Carbone e testimone dei suoi ultimi anni di vita, Emilio Fossati chiude il libro. Mauro Balma ha incontrato Fossati, oggi quasi novantenne, nella quiete di quanto è rimasto dell'antica Quezzi e riporta quel «groviglio» di ricordi che vanno dal teatro all'avanspettacolo, dalle squadre di canto agli ultimi giorni di Carbone all'ospedale Galliera. Un'onda di poetici ricordi che Fossati gelosamente conserva, e tramanda al lettore.
(M. Balma, F. Ferloni, V. Laura, Costanzo Carbone - Genova, parole e musica, De Ferrari, Genova).