Costanzo: "Ho sciolto D'alema grazie al formaggio"

"Non nego la mia amicizia con lui, ne ho curato l'immagine. Ho votato Pds e Ds, mai Veltroni".

La metà di quello che Maurizio Costanzo dice è fatta di ammiccamenti. Secondo di come si tocca naso e baffi, le sue parole cambiano di senso. Si esprime con le smorfie del viso come se fosse in video, senza pensare che io non posso trasportare la sua faccia nell'articolo. Già per questo fargli l'intervista è un bel casino.
Inoltre, mi mette in ansia. Per non so che acciacco vertebrale, Costanzo resta in piedi, ma un po’ curvo e mi imbarazza. Lo prendo come un invito a fare presto per non lasciarlo troppo in quella posizione. In fondo, quest’anno ne ha compiuti 70. Come non bastasse, va ogni due per tre nell’altra stanza a bere bicchieri d'acqua prescritti dal medico. Torna, chiede: «Dove eravamo?» e per recuperare il tempo perduto risponde con un monosillabo accompagnato però da strabuzzi di occhi e sottintesi che equivalgono a una frase lunga un chilometro. Ma io come faccio a trascrivere quest’orgia mimica?
Arrivo alla conclusione. È stata la più veloce delle interviste ai videocrati. Quaranta minuti scarsi, contro l'ora e mezza degli altri. Così, il furbacchione coi baffi mi ha sbolognato alla svelta. Coadiuvato dalla segretaria che si affaccia ritmicamente per avvertirlo che maiora premunt.
«Lieto di conoscerla», è stata l’accoglienza di Costanzo che, al mio ingresso nel suo studio al Parioli (il teatro del Costanzo show), trovo beatamente seduto. È in gessato blu, senza cravatta. Davanti ha sette tv accese, tra canali Rai, Mediaset e La7. Si assesta sulla sedia e dice: «Colpisca pure».
«Lei è giornalista da cinquant’anni. Da spararsi?», chiedo.
«È orribile, lo so, ma è la cosa che volevo da ragazzino. Una vocazione», dice e riordina distrattamente la collezione di tartarughine di gesso, legno, eccetera che riempie lo scrittoio. Le pazienti bestiole simboleggiano la filosofia costanziana: va piano, siedi sulla riva e vedrai passare il cadavere del tuo nemico.
«Lei è romano di origini pescaresi, come Ennio Flaiano».
«Nonni di Ortona, vicino Pescara. Flaiano l’ho frequentato nei suoi ultimi anni. Quando mi sposai la prima volta, mi disse: “La felicità consiste nel desiderare quello che si ha”. Ho fatto mia la frase. Amo la scuola flaianea delle battute succose».
«Debuttò nel comunistissimo Paese Sera».
«Prima, da liceale, collaboravo con La Giustizia, il giornale del Psdi. Il mio professore scriveva sul quotidiano dc Il Popolo e ogni giorno mi chiedeva: “Ti hanno pubblicato l'articolo?”. No, dicevo. “Neanche a me”, diceva lui, e ci arrabbiavamo insieme».
«È stato comunista?».
«Mai. Prima socialista, poi radicale. Dopo ho votato a lungo Pds, Ds. Non nego la mia amicizia con D’Alema», e a questo punto si fa vivo l’acciacco vertebrale. Si alza e dà un'accelerazione più che voluta all’intervista.
«Per Angelo Rizzoli jr, suo datore di lavoro al Corsera, lei era raccomandatissimo da Licio Gelli. Per questo si è iscritto alla P2?».
«Che ha detto?», dice sporgendo in avanti l'orecchio. Infatti, tra le sue mimiche c’è anche il finto sordo. Lo fa quando la domanda non gli piace o vuole buttarla in burletta.
«Angelo jr», ripeto.
«Dice una sciocchezza. Erano lui e il Corriere a essere in mano a Gelli. Io, più che raccomandato, so fare il mio lavoro. Lasciai la direzione della Domenica del Corriere a 400mila copie. Poi, mi misero tra le palle la direzione dell'Occhio. Andò male, non per colpa mia. Era un “popolare” all’inglese in ritardo sui tempi».
«Si è rifatto con la tv. Si considera il re del talk show?».
«No. Sono solo stato il primo a farlo. Così, come nel '65 ho fatto il primo cabaret tv. Nel '76 il primo talk show. Poi la prima sit-com italiana, poi il primo talk show col mio nome. Dovevo vincere la noia. Il mio eterno problema».
«Cioè?».
«Da figlio unico raccomandavo ai miei genitori di non darmi fratelli perché stavo bene così. Ma il rovescio era la noia. Ecco perché ho cambiato quattro mogli e fatto tanti spettacoli diversi, variando nell’unico lavoro di giornalista».
«I suoi colleghi showman la considerano il capostipite. Ma anche l’avo».
«Cosa ha detto?», rifà il sordo.
«L’avo».
«Bello essere postumo. Sempre sperato. Ma sono un avo ancora in onda. Curioso che Gorbaciov si faccia intervistare solo da me. Io ho 70 anni, Baudo 73, Angela giù di lì. Montanelli è stato Montanelli fino a 92 anni».
«Vi conoscevate bene?».
«Sul primo numero del Giornale c’è un mio articolo. Scrissi una lettera a Indro a 14 anni. Mi rispose e io per incontrarlo feci sega a scuola. Da allora, mi chiamò sempre Costanzino»,
«Vota Veltroni, ma è socio di Berlusconi».
«Mai votato Veltroni. Ho votato D'Alema e Rutelli. Quest'anno mi sono astenuto. Quando Berlusconi entrò in politica gli dissi: “Non ti voterò mai, ma sarò leale”. Come sono amico di Fini, ma mai lo voterò. Da Gasparri ho avuto solo cortesie. L’uomo prevale sull'ideologia. Sapesse quanti coglioni ho conosciuto a sinistra».
«Il Cav ha mai tentato di portarla dalla sua parte?».
«Mai. Tra noi, c’è grande correttezza. Berlusconi è un amico. Gli voglio bene. Per il compleanno mi ha telefonato: “Sei entrato nel club dei settantenni”. Gli ho risposto: “Guarda che culo”».
«Il Cav è il pericolo per la democrazia di cui parla Veltroni?».
«Non diciamo sciocchezze. Guardi come si muove in politica estera. Putin, appena eletto, si è precipitato in Sardegna. E non è l’ultimo arrivato». La segretaria fa capolino e il segno delle forbici.

Vespa e gli altri la considerano un maestro, ma prendono le distanze: troppe ballerine nei suoi talk show.

«Hanno le allucinazioni. Sono repressi. Ho fatto 4331 puntate del Costanzo show e ho avuto 32.300 ospiti. De che volemo parlà?».

Qual è invece la sua tv?
«Ho cercato di fare una tv utile. Ho organizzato una colletta per ricostruire un ponte in Piemonte dopo l’alluvione. Emergency di Gino Strada è nata al Costanzo Show. Vorrei essere ricordato per cose così».

Perché nel '91, al tempo della maratona antimafia in tv, scelse Santoro come partner e non, che so, Lerner o Vespa?
«Lo stimo. È il migliore. Ha un’anima. Gli altri? Brave persone».

Quanto è diventato ricco?
«Poco. Ho giocato la metà di quello che avevo perdendolo nel teatro. È la mia amante spagnola. Per comprare casa ad Ansedonia, io e mia moglie Maria De Filippi, abbiamo venduto il 49 per cento della nostra società di produzione».

Telecom le ha versato sette milioni di euro. A che titolo?
«Ho una società, la “Maurizio Costanzo comunicazione”, a metà con Alessandro Benetton. Dagli anni '90, abbiamo curato gli spot tv di Telecom, tipo quelli con Christian De Sica. Tutto documentato, fatture regolari, tasse pagate. Comunque, il nuovo ad, Bernabè, non ha rinnovato il contratto».

Ha curato l'immagine di D'Alema.

«In pura amicizia. Sono riuscito a scioglierlo un po’, tanto che in una trasmissione fece l’elogio del formaggio squacquerone. Bella prova di disinibizione».

Chi è meglio in tv, il Cav o Veltroni?
«Come affabulatore, il Cav. A sinistra, è bravo Bersani».

Veltroni o D'Alema?

«Crozza dice che Veltroni ha le guance alla zuava. Direi D'Alema, anche se Veltroni ha una sua incidenza. Molto bravo è Fini. Ora c’è Brunetta über alles».

I politici migliori in assoluto?
«Per anni, Pannella. A seguire, Andreotti. Straordinario fu Almirante».

Chi non vorrebbe come ospite?
«Al momento, i troppo cazzari. In passato, andavano benissimo. Ma ora la situazione è seria. L'Italia sembra in letargo».

Non ha mai manifestato simpatia per Bruno Vespa.
«È lui che non la manifesta per nessuno. Vive tra i pallottolieri per calcolare lo share. Ho fatto più di Mentana, meno di Costanzo. Lei scriva più di Costanzo, se no si arrabbia. Che palle!».

Mentana, Fabio Fazio, Lerner, Floris?
«Mi piacciono tutti. Soprattutto Floris. Anche perché - vanesio come sono - mi ha detto che all’età di otto anni, vedendo il mio Bontà loro, decise che da grande avrebbe fatto questo lavoro».

Uno a cui sconsiglierebbe di continuare?
«C’è qualche giovanetta in difficoltà col congiuntivo. Ma va bene così. La tv è la nostra convivente 24 ore su 24. Dette tre cose intelligenti, il resto sono un mare di caz...te. Detesto però le geremiadi sulla mancanza di qualità della tv. I soloni pensano mai a quanta solitudine riempie?».

Quattro matrimoni e un quasi matrimonio con Simona Izzo. Recidivo?

«Dopo un po’ che si sta insieme, non si sa se chiamarsi compagni, conviventi, eccetera. Allora mi sposo e siamo marito e moglie. Poi si hanno i figli. Ne ho due di secondo letto e uno adottato».

Le donne?
«Brave e appassionate. Le mie redazioni sono femminili. Gli uomini sono di una noia mortale: troppo autoreferenziali».

Qual è la percezione che di lei ha il pubblico?
«Di un parente che è invecchiato insieme. Le mie maggiori fan sono le donne giovani. Perché non giudico e non faccio prediche».

Io ho finito.
«Io no. Devo assolutamente placare le ansie di Vespa sugli share».

Prego.
«Vespa mi batteva già quando ancora non faceva la tv».