«Costi e sprechi da record con un governo arrogante»

da Milano

Cesare Salvi e Massimo Villone sono tornati sul luogo del delitto. Due anni dopo, ripubblicano Il costo della democrazia, saggio-denuncia sui costi della politica edito da Mondadori, che tanta irritazione aveva provocato a sinistra. Ed era valso agli autori accuse di «moralismo» da parte dei compagni di partito (allora erano nei Ds, ora nella Sinistra democratica).
Il tempo ha dato ragione ai due senatori. Che ora rilanciano con una nuova requisitoria, ancor più impietosa nei confronti dell’Unione. Aggiornando il volume con un capitolo eloquentemente intitolato «Un anno vissuto pericolosamente». E tanto per mettere subito in chiaro le loro intenzioni, così esordiscono nella «Premessa alla nuova edizione»: «Vorremmo poter dire che nel frattempo la situazione è migliorata e che il centrosinistra, dopo un anno di governo, ha assunto il tema della riduzione dei costi impropri e degli sprechi della politica al centro della sua azione. Vorremmo, ma non possiamo. Le cose sono andate diversamente...».
A cominciare dalla formazione del governo: «Siamo al record, la carica dei 102 - tra ministri e sottosegretari - travolge ogni resistenza». L’aumento di poltrone travolge i limiti della legge Bassanini, considerata «un fastidioso dettaglio». Così il decreto di spacchettamento dei ministeri viene definito con sarcasmo «il primo coraggioso atto di rinnovamento. (...) È uno scherzo della storia che un governo di centrosinistra ricorra alla fiducia per smantellare una incisiva riforma di un altro governo di centrosinistra. L’innovazione è indiscutibile. Ma per il peggio».
Salvi e Villone non stanno a guardare. Vogliono tradurre in leggi le proposte contenute nel loro libro. E mettono la riduzione dei costi della politica al centro della scena nell’autunno 2006, mentre monta la protesta contro la Finanziaria «lacrime e sangue». «Nel momento in cui si chiedono sacrifici pesanti non si possono dimenticare o nascondere gli sprechi di una politica malata di elefantiasi, e non solo. (...) In un’assemblea dei senatori dell’Ulivo poniamo il problema a Prodi. Ne ammette l’esistenza. Ma dice che è difficile affrontarlo come governo, e che l’aiuto del Parlamento sarebbe necessario. Concordiamo. In occasione del Dpef presentiamo una mozione. Ma il governo improvvidamente la respinge».
Un voltafaccia che si ripete sugli emendamenti alla manovra: via province, comunità montane e partecipazioni statali, tagli decisi a ministeri e società miste. «Il governo nega il proprio assenso su tutta la linea». In alcuni casi, peggiora addirittura le norme esistenti con «un comportamento inaccettabile».
Nel frattempo, i casi di sprechi si moltiplicano. Esce La casta di Stella e Rizzo: è un successo. «Solo a questo punto il governo scopre sprechi e costi impropri della politica», ma con omissioni, in modo maldestro e destando «qualche ilarità». Come quando denuncia sperperi che pochi mesi prima si è rifiutato di risolvere.
Nella ricostruzione di Salvi e Villone non c’è malanimo, ma rigore giuridico e precisione storica. «Un anno di errori e di inutili arroganze copre oggi di fitta nebbia il futuro del centrosinistra», scrivono nelle pagine finali.
Se il governo Prodi durerà, loro torneranno ancora sul luogo del delitto. Senza reticenze. C’è da giurarlo.
giuseppe.salvaggiulo@ilgiornale.it