Costi della politica, adesso si taglia

Il libera del governo al ddl. Il provvedimento dovrebbe ridurre le spese politico-amministrative e aumentare la trasparenza. Santagata: &quot;Risparmieremo 1,3 miliardi&quot;. <a href="/a.pic1?ID=192515"><strong>Giro di vite su telefonini e auto blu</strong></a>

Roma - Il consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge per la riduzione dei costi politico-amministrativi e per la promozione della trasparenza. Lo rendono noto fonti del ministero per l’Attuazione del programma diretto da Giuliano Santagata. Fonti governative parlano di tagli che si aggirano sui 500 milioni di euro. Nel ddl "è stato posto un limite ai cumuli di incarichi per evitare potenziali conflitti di interessi tra più incarichi ma anche per evitare la duplicazione di incarichi".

Santagata: "Con il taglio risparmieremo 1,3 miliardi" Il taglio previsto dal ddl Santagata potrebbe garantire risparmi sui costi della politica valutabili intorno al 1,3 miliardi di euro. Secondo il ministro dell'Attuazione del programma, Giulio Santagata, le cifre esatte devono ancora essere messe a punto dalla Ragioneria dello Stato, ma in linea di massima si dovrebbe trattare di "800 milioni di risparmi per quanto riguarda lo Stato e 500 milioni per gli Enti locali".

Tagli a cellulari e auto blu Il testo conferma il meccanismo della "ghigliottina" per gli enti pubblici: i ministeri competenti avranno l’obbligo di riordinarli con tagli o accorpamenti e di eseguire una revisione sul loro funzionamento ogni 3 anni. Tra le novità anche un giro di vite sui telefonini e le auto blu. L’articolo 8, infatti, contiene "misure di razionalizzazione delle spese per l’ultilizzo di dotazioni strumentali delle autovetture di servizio, nonchè del patrimonio immobiliare". I cellulari vengono assegnati in maniera rigorosa solo a coloro che hanno l’esigenza di una reperebilità permanente. Mentre l’uso delle auto blu sarà razionalizzato e non viene escluso l’utilizzo di "mezzi alternativi di trasporto, anche cumulativo". In particolare, il ddl stabilisce il divieto ad istituire società partecipate il cui effetto non è strettamente collegato al perseguimento di un interesse pubblico.

Divieto di finanziare i partiti È previsto anche il divieto di finanziamento di partiti e di gruppi parlamentari da parte di società concessionarie di diritti pubblici. Il disegno di legge promuove l’etica della trasparenza pubblicando sui siti degli enti bilanci ed emolumenti ma anche i criteri per la ricerca dei consulenti.

Stretta sulle società pubbliche, non quotate in Borsa Il ddl prevede la riduzione del numero dei componenti degli organi societari, l’attribuzione al presidente anche delle funzioni di ad per i cda costituiti da tre componenti, il mantenimento della carica di vicepresidente solo per individuare il sostituto del presidente in caso di assenza o di impedimento, l’eliminazione della previsione di gettoni di presenza e la limitazione della costituzione di comitati con funzioni consultive o di proposta ai casi strettamente necessari. Modifiche statutarie, queste, come si legge nell’articolo 4 del ddl, che "hanno effetto a decorrere dal primo rinnovo degli organi societari successivo alle modifiche stesse". Ma le disposizioni, precisa il provvedimento, "non si applicano alle società quotate in mercati regolamentati". Quindi a società come l’Eni, l’Enel o Alitalia.

Lanzillotta: "Ridurre il numero dei parlamentari" E parlando di tagli ai costi della politica non poteva non tornare uno dei temi più discussi: il numero dei parlamentari. Come ha sottolineato il ministro degli Affari regioanali, Linda Lanzillotta: "Il governo si impegna in Parlamento per la riduzione del numero dei parlamentari". L’auspicio, sottolinea il ministro, è ovviamente che questo obiettivo si possa raggiungere "con un’ampia maggioranza". E prosegue: "La riduzione degli eletti e dei componenti delle giunte sarà di circa il 20 per cento sulla base dell’intesa con il sistema delle autonomie".