«La Costituzione esiste anche per il pallone»

L’incrocio pericoloso fra sentenza del giudice Vigotti e calendari. Preziosi: «Non lascerò mai questi tifosi»

Alessandro Ursic

Mentre mezza Italia è in vacanza, per gli avvocati del Genoa e della Federcalcio sono ore febbrili. La decisione del Tar del Lazio di sbloccare i calendari è un punto a favore della Figc, che martedì pomeriggio tirerà dritto e organizzerà la stagione con l’obiettivo di fare iniziare i campionati il 28 agosto. Ma qualche ora prima ci sarà un nodo da sbrogliare: l’udienza convocata dal giudice civile di Genova Alvaro Vigotti, che con un provvedimento cautelare ha ordinato alla Figc di fermare tutto, ritenendo che il caso Genoa sia materia della magistratura ordinaria e non di quella sportiva.
Nessuno può dire cosa emergerà dal confronto a colpi di cavilli tra i legali. Di sicuro non si entrerà nel merito dell’illecito sportivo. Sarà un’udienza tecnica: gli avvocati dei rossoblù chiederanno di annullare la sentenza della Caf (retrocessione in C1 con partenza da -3), sostenendo che le intercettazioni telefoniche erano illegittime (perché ottenute nel corso di un diverso procedimento penale), e che i famosi bigliettini scambiati tra i giudici della Caf violano le condizioni del «giusto processo». Il pool di avvocati della Figc ribatterà rifacendosi alla legge 280/2003, che sancisce l’autonomia della giustizia sportiva. Sarà muro contro muro, insomma. Il giudice si ritirerà poi in camera di consiglio, e la sua decisione arriverà solo due-tre giorni dopo. Quando ormai i calendari saranno già stilati, con il Genoa in serie C1. E se la sentenza del giudice fosse contraria alla Federcalcio? A quel punto la Figc potrebbe decidere di andare avanti comunque, rischiando la responsabilità penale.
Avvicinandosi all’udienza, Enrico Preziosi e i suoi avvocati ostentano sicurezza. Il presidente del Genoa, che dopo la sentenza di primo grado aveva annunciato le sue dimissioni, ora assicura che non ha nessuna intenzione di arrendersi, anzi. «L’idea di lasciare – ha detto ieri – non rientra nei miei piani, specie se penso all’affetto che mi lega alla tifoseria». Ha scelto invece l’arma del sarcasmo l’avvocato difensore dei rossoblù, Alfredo Biondi. «Chi non sa uscire dai recinti degli stadi, specie quelli minori – ha detto riferendosi al presidente della Lega C Mario Macalli, che aveva fatto ricorso d’urgenza al Tar – non può nemmeno immaginare che in Italia esiste una Costituzione».