Costituzione, scontro tra Veltroni e Berlusconi

Il leader del Pd scrive al Cavaliere e chiede un "patto" in difesa delle istituzioni. Che replica: "Lettera irricevibile, non può dare patenti di lealtà repubblicana". Berlusconi chiude la porta in faccia al Pd: "No alle riforme insieme". Poi difende Bossi

Roma - Ancora un duello a distanza tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni che incrociano le spade in nome della "lealtà repubblicana" e della garanzia di difesa delle istituzioni. Il leader del Pd Walter Veltroni abbandona i toni da comizio e scrive "preoccupato" a Silvio Berlusconi per proporgli, al di là dell'esito elettorale, un impegno in quattro punti "di lealtà repubblicana". Una sorta di 'patto' per la difesa delle istituzioni, chiunque vinca il 13-14 aprile.
Ma Berlusconi, da Vicenza, rispedisce al mittente la missiva che definisce "irricevibile", "un altro effetto speciale" ideato dal leader del Pd che "non ha alcun titolo" ad avanzare una proposta del genere. "Non può dare patenti di lealtà repubblicana l'erede del partito comunista", tuona il Cavaliere ricordando di aver "già giurato ben tre volte fedeltà alla Costituzione al Quirinale".

Franceschini attacca Immediata la risposta del numero due del Pd Dario Franceschini, che in una nota di fuoco dice che la risposta di Berlusconi "é la prova che il leader del centrodestra non è in grado di assumere impegni per conto della sua alleanza sul terreno della saldezza istituzionale".

Bonaiuti, dura replica Altrettanto infiammata e rapida la controreplica di Paolo Bonaiuti, portavoce di Berlusconi: "Dall'alto di quale cattedra morale si permette di fulminare sentenze l'on. Franceschini? Non ci starà raccontando bugie come quando parlava delle schede elettorali?".

L'iniziativa di Veltroni E' nata dalla presa d'atto che i principali sfidanti a Palazzo Chigi non potranno incontrarsi visto che il confronto tv resterà virtuale. Per questo Veltroni si è deciso a rivolgersi al Cavaliere attraverso una lettera che comincia con un "caro Berlusconi" e si conclude con "cordiali saluti". Sono quattro i "fondamentali principi" sui quali il segretario del Pd chiede garanzie "formali e in modo vincolante" per gli italiani al Cavaliere: la difesa dell'unità nazionale, il rifiuto di ogni forma di violenza ("attuata o anche solo predicata e per questo portatrice di divisione e odio"), la fedeltà ai principi della prima parte della Costituzione e, infine, il rispetto della storia nazionale a partire dal tricolore e dall'Inno di Mameli. Nessun riferimento, nella lettera, a fatti e esponenti politici per cercare di separare l'argomento dalla campagna elettorale, ma è evidente che Veltroni faccia riferimento alle ultime uscite della Lega, dal giuramento sul Po alle minacce di Bossi, aggravate oggi, spiegano nel Pd, dall'idea revisionista di Dell'Utri sui libri di storia "condizionati dalla retorica della Resistenza". Il leader del Pd chiede un impegno bipartisan sui principi dopo aver premesso che questo prescinde "dai programmi, che devono restare alternativi".

Il Pdl non apprezza Per il Popolo della Libertà, invece, la lettera è una iniziativa elettorale per trarre vantaggio da alcune affermazioni di esponenti del centrodestra. "Sono sorpreso, nonché infastidito - risponde a stretto giro il coordinatore azzurro Sandro Bondi - dall'impudenza e dalla presunzione di superiorità di chi, come Veltroni, pensa di avere l'esclusiva di alcuni valori. I valori di lealtà all'Italia non appartengono a lui ma a tutti gli italiani che non hanno bisogno di lezioncine né di prediche". Sarcastica la reazione di Maurizio Gasparri di An: "Veltroni è meglio che taccia visto che da sindaco ha sostenuto in mille modi centri sociali frequentati da estremisti finiti poi nelle brigate rosse e condannati per omicidio".

Il Cavaliere: Veltroni mette in campo una fiction Su un approccio condiviso per fare le riforme Silvio Berlusconi non si fa illusioni. Intervistato da SkyTg24-Pomeriggio il Cavaliere spiega che è pronto a mettere "la firma che saranno i comunisti di sempre e si batteranno in Parlamento contro le nostre riforme". A chi gli domanda quindi se anche i canali diplomatici intercorsi durante l’esplorazione di Franco Marini per un nuovo Governo tra Gianni Letta e Goffredo Bettini si siano interrotti, Berlusconi risponde: "Credo di sì, credo che abbiamo smesso di sentirsi perché Gianni Letta è un gentiluomo mentre Goffredo Bettini ci ha portato attacchi assolutamente volgari".

Porta chiusa al Pd Il dialogo - quasi sicuramente - non ci sarà. "Credo che sarà molto difficile collaborare sulle riforme con il Pd dopo il voto - spiega Berlusconi - metto la firma sul fatto che saranno i comunisti di sempre e che in Parlamento si batteranno contro le nostre riforme". "Da Veltroni sono affranto e tutto ciò che ha promesso si è poi rivelato un effetto speciale, ha messo in campo una fiction", continua il Cavaliere sottolineando come il candidato democratico abbia "messo in campo una fiction in cui è diplomato, per svolgere quella che per lui era una mission impossibile, ovvero far dimenticare il governo Prodi". Ribadendo che il Pd ha "copiato il 60% del programma", Berlusconi chiede "coerenza", ma sa già che nel dopo-elezioni sarà impossibile: "Quando saremo al governo dovrebbero dire si alle modifiche dell’architettura costituzionale o alle leggi sulla famiglia, ma loro... saranno i comunisti di sempre, ci metto la firma". Quanto ai rapporti tra Goffredo Bettini e Gianni Letta, Berlusconi rivela che i due esponenti "hanno smesso di sentirsi": "Letta è rimasto il gentiluomo di sempre ma da Bettini sono arrivati attacchi volgari".

La bufera sul Senatùr Puntualizzando di "non aver mai detto che Bossi è malato", Berlusconi fa sapere che le polemiche con il leader del Carroccio "sono un contrasto inventato, è una invenzione al giorno che viene dai giornali di sinistra". Il presidente azzurro punta il dito contro la Repubblica, rea di "fare a gara con l’Unità per disinformare". Quanto alle affermazioni del leader della Lega Nord, Umberto Bossi, di "imbracciare i fucili" il Cavaliere parla di "metafora bossiana", ovvero "fare una battaglia decisa".

Il nodo delle schede elettorali "Abbiamo tentato di tutto, ma a questo punto la situazione è quella che è e purtroppo resterà". E a chi bolla come "scandaloso" il tentativo di ottenere un decreto per cambiare le schede, Berlusconi replica che è "scandaloso quello che ha fatto Amato, non quello che abbiamo proposto noi e il Pd".

Prestigiacomo ministro Se il Pdl dovesse vincere le elezioni "Stefania Prestigiacomo tornerà ad essere ministro". Lo annuncia lo stesso Berlusconi senza, tuttavia, sbottonarsi più di tanto sul ruolo che avranno le donne nel futuro governo. "Per i ministeri dell’Interno e degli Esteri i candidati non sono donne, i candidati che ho in pectore io del quale non ho parlato con nessuno, nemmeno con i leader". Però il Cavaliere spiega che si sta studiando la migliore sistemazione per le quattro donne future ministro e già da adesso può assicurare che "Stefania Prestigiacomo potrà continuare ad essere ministro". Berlusconi torna, poi, a spiegare perché considera le donne di destra "più belle" di quelle di sinistra e accusa i suoi competitori: "Non hanno gusto neppure su questo": "Ho detto che le donne di destra sono più belle perché basta dare un’occhiata in Parlamento. Le nostre sono anche iperlaureate".