Costo del lavoro, in Italia aumenti record

da Milano

È sempre più alto il costo del lavoro nel nostro Paese. Secondo i dati dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, in Italia a fine marzo il costo del lavoro nei servizi era cresciuto del 2,1% rispetto al trimestre precedente e quello nell’industria dell’1,3%, contro una media dell’area Ocse rispettivamente del +0,7% e +0,5%. Ma anche in altri settori le cose non cambiano e dunque diversamente da quanto accade in altri Paesi industrializzati in Italia questi costi corrono ad un passo tre volte superiore rispetto agli stati dell’Ocse.
Dall’ultima fotografia scattata dall’organizzazione emerge che nei primi tre mesi dell’anno tutte le maggiori economie Ocse hanno registrato in media una «crescita moderata» del costo del lavoro unitario per i servizi. Ma l’Italia figura al top della classifica degli aumenti, subito dietro l’Ungheria (+3%) e la Slovacchia (+2,5%), e ben oltre i livelli di altre grandi economie europee come Francia (+0,5%) e Germania (+0,3%). Peraltro l’unico Paese dove invece il costo del lavoro nei servizi è calato è la Corea (-0,4%) mentre l’Italia batte anche Usa e Giappone, dove si è avuto un aumento rispettivamente dello 0,8% e 0,2 per cento. Rispetto al primo trimestre dello scorso anno, il costo del lavoro è cresciuto addirittura del 6,7%: anche in questo caso tre volte di più che nell’area Ocse (+2,1%), e in testa alla classifica dei Paesi dove il costo del lavoro corre a ritmi più alti (+10% in Ungheria e +6,7% in Slovacchia).
Aumenti più contenuti dei costi si registrano invece nell’industria, dove comunque l’Italia si posiziona al di sopra della media dei Paesi Ocse rendendo quindi le nostre aziende complessivamente meno competitive.
«Nell’industria - rileva l’organizzazione parigina - i costi unitari del lavoro sono continuati a crescere» nei primi tre mesi del 2008, con un +0,5% sia per l’area Ocse che per il G7 e un più modesto +0,2% per l’Euro-zona. L’Italia risulta tra i Paesi dove il costo del lavoro cresce di più, assieme a Canada (che guida la classifica con +2,4%), Norvegia, Australia, Nuova Zelanda e Danimarca. Rispetto al primo trimestre 2007 il costo del lavoro nell’industria italiana è cresciuto di ben il 4,5%, contro il +0,5% della zona Ocse e il +0,1% dell’Euro-zona.
La performance italiana stride in particolare al confronto con altri colleghi del G7, come Francia e Germania, dove i costi del lavoro sono persino diminuiti (rispettivamente -0,1% e -0,3% rispetto al trimestre precedente). O come Usa e Giappone dove, dopo diversi mesi di calo (sei anni per il Giappone), il costo del lavoro da gennaio è tornato a crescere (rispettivamente +0,3% e +0,6%), ma è comunque diminuito rispetto allo scorso anno.
Oltretutto l’aumento del costo del lavoro non è bilanciato da una crescita economica adeguata anzi, per l’Ocse l’Italia è già a crescita zero mentre negli Stati Uniti, il prodotto interno lordo è aumentato dello 0,5% dal trimestre precedente e dell’1,8% su base annua.