Costo del lavoro, ultimatum di Confindustria a Prodi

nostro inviato a Santa Margherita Ligure (Ge)

Un taglio «selettivo» del cuneo fiscale come ipotizzato dal ministro dell’Economia Padoa-Schioppa? «No, grazie», risponde Confindustria affidando la replica al presidente dei Giovani imprenditori, Matteo Colaninno. «Non entrerei nel merito, anche perché la proposta va valutata, ponderata e studiata. Tendenzialmente il rilancio della competitività delle imprese passa anche per il taglio del cuneo fiscale per tutte le imprese che Confindustria rappresenta», ha detto ieri al convegno di Santa Margherita Ligure.
L’associazione degli industriali guidata da Luca Cordero di Montezemolo non è disposta ad accettare un ridimensionamento di quella che viene ritenuta come una delle misure necessarie per rilanciare la competitività del Paese. «Ci aspettiamo che il taglio di 5 punti del cuneo contributivo e fiscale sulle retribuzioni - ha aggiunto Colaninno - sia realizzato entro l'anno e, soprattutto, che non esaurisca l’ambito delle misure adottate dal governo». Ma al monito lanciato dagli imprenditori ha ribattuto a stretto giro di posta il ministro dello Sviluppo economico, Pier Luigi Bersani, anche lui intervenuto al convegno confindustriale. «Non si tratta né di settori né di dimensioni - ha precisato - ma di individuare aree produttive che possono generare nuove iniziative industriali». E anche il presidente del Senato Franco Marini, che ha parlato prima di Bersani, ha messo in rilievo le difficoltà che il nuovo esecutivo incontrerà nel tener fede alla promessa lanciata in campagna elettorale. Il taglio del cuneo, ha sottolineato, «è una misura tonica per il sistema, per accrescere subito la competitività. Ma sarà duro farlo».
Il catalogo delle rivendicazioni elencate da Colaninno ha ricalcato in larga parte la relazione montezemoliana dell’ultima assemblea di Confindustria. L’assunto fondamentale è sempre lo stesso: «L’Italia occupa una posizione di forte marginalità nella mappa globale rispetto ai principali partner europei». Questa condizione ha ridotto il nostro Paese a una sorta di remota provincia dell’Impero e le soluzioni per recuperare passano attraverso l’accentuazione di alcune priorità. Innanzitutto, «non è pensabile in questo momento una “politica dei due tempi” che anteponga il risanamento dei conti pubblici alle misure per lo sviluppo». E poi liberalizzazioni, snellimento dei tempi della giustizia amministrativa e misure per promuovere l’internazionalizzazione delle imprese attraverso la politica estera.
A tutto questo si aggiunge la difesa confindustriale della legge Biagi. «Nessuno può pensare che le imprese rinuncino a quella dose di flessibilità che è stata introdotta dalle riforme del lavoro», ha aggiunto Colaninno, aprendo però alla costruzione di un nuovo welfare nel quale «competizione e giustizia sociale non siano più antagoniste, ma siano l’una condizione dell’altra». Di qui il rilancio dell’invito ai sindacati a sedersi attorno a un tavolo con gli imprenditori ma su basi diverse. «È finita l’era dell’egualitarismo, è iniziata l’era del merito», ha ribadito Colaninno sollecitando Cgil, Cisl e Uil a vincere la tentazione di «difendere l’esistente» e a parametrare le loro richieste sulle differenze di produttività tra i diversi settori. In cambio, Confindustria è pronta anche ad accettare di non scaricare tutti i costi della flessibilità sul mercato del lavoro. Un accenno finale anche al referendum costituzionale: Colaninno non si è ufficialmente sbilanciato, ma ha invitato i politici a «riprendere con decisione la strada della Bicamerale».
Gli industriali, quindi, non vogliono stangate ma misure per lo sviluppo. Bersani ha provato a tranquillizzarli assicurando che per mettere i conti a posto «non c'è bisogno di ammazzare il cavallo» e che anche sulla Biagi si può dialogare «senza ideologismi contrapposti». Tutto il resto è stato rinviato a un piano nazionale di politica industriale che sarà presentato nelle prossime settimane.
Due notazioni sono però significative: Colaninno, oltre al pensiero di Leonardo (leit motiv del convegno), ha citato nel suo discorso Prodi e l’economista diessino Nicola Rossi. Allo stesso modo, il presidente del Senato, Franco Marini, ha rilevato che «c’è piena sintonia con Montezemolo» sulla legge Biagi e sul cuneo fiscale. Affinità elettive.