Da una costola dell’Unità la Gazzetta di Tonino

L’ex pm nega, ma l’ipotesi prende piede: un giornale ideato da Pancho
Pardi e distribuito nelle grandi città per catturare il consenso
dell’elettorato del Pd. Ancora in forse il destino di Travaglio:
Concita De Gregorio spera di trattenerlo. <strong><a href="/a.pic1?ID=284774">E le tv di D'Alema e Veltroni sono già ai titoli di coda</a></strong>

Roma - Non sarà un debutto facile nè indolore, quello della nuova Unità di Soru, Veltroni e Concita.
Proprio oggi, il Consiglio di amministrazione del quotidiano ha all’ordine del giorno il cambio di direzione, e ufficializzerà la nomina di Concita De Gregorio, già grande firma di Repubblica, scelta dal nuovo editore (nonchè governatore della Sardegna) Renato Soru con l’attiva benedizione di Walter Veltroni. Ma il timore che serpeggia, dietro le quinte, è quello che alla svolta editoriale possano seguire rotture clamorose e scissioni cruente.

«Leggetevi il mio editoriale di sabato», si è limitato a dire il direttore uscente, Antonio Padellaro, a chi in redazione gli chiedeva cosa ha intenzione di fare in futuro e che rapporti manterrà con la testata che ha guidato dal 2005, raccogliendo il testimone dell’amico e sodale Furio Colombo. Un editoriale in cui non le manderà a dire, ha promesso. E Colombo è ancora più esplicito, nelle critiche alla nuova gestione: «Valuteremo le proposte, se ce ne faranno. Certo, il fatto di non sapere ancora niente, non è precisamente un dato esaltante per noi», ha detto al Manifesto. Assicurando che «nessuno può immaginare che la mia sorte e quella di Antonio possano essere tanto diverse, nel nuovo giornale, visto che all’epoca ho accettato di rimanere all’Unità solo con la direzione Padellaro».

Dove va l’uno va l’altro, insomma: la coppia Antonio & Furio non si separa. E ieri una voce che da tempo circola nelle stanze dell’Unità è trapelata all’esterno, finendo sul quotidiano il Foglio che annuncia il possibile varo di una «Unità di guerra». Che sarebbe un nuovo giornale (cinque numeri a settimana e distribuzione limitata alle grandi città per evitare costi proibitivi, dicono i ben informati) della sinistra barricadera e girotondista, diretto da due esperti del ramo come Padellaro e Colombo, editato da Lorenzo Fazio (quello che con «Chiare lettere» pubblica i redditizi libri di Travaglio e Gomez). E finanziato da Antonio Di Pietro, che dirotterebbe i lauti contributi pubblici al suo organo di partito (un foglio introvabile che si chiama Italia dei Valori) sul nuovo e sicuramente più appetibile prodotto editoriale. Con il quale l’ex pm muoverebbe all’assalto finale dell’elettorato del Pd. Vero, falso? Ieri Di Pietro smentiva: «È una bufala, non ne ho mai sentito parlare», giurava a chi lo interpellava in materia. Secondo insider ben informati, però, l’ipotesi c’è tutta, l’animatore dell’operazione sarebbe l’attivissimo girotondista Pancho Pardi (oggi senatore di Idv), l’incognita principale sarebbe Marco Travaglio: tentato da Padellaro e Colombo, cui assicura la propria lealtà e «riconoscenza» (i due in effetti lo hanno praticamente inventato e sempre difeso anche da chi, ai vertici Ds, lo avrebbe volentieri cacciato dall’Unità); ma anche corteggiatissimo da Concita, che non ha alcuna intenzione di perdere la sua firma.
Pardi però cade dalle nuvole: «Un nuovo giornale con Colombo e Padellaro? L’ipotesi è interessante, molto. Peccato però che io non ne sappia proprio niente, il che è bizzarro visto che sarei l’animatore dell’operazione».

In redazione, all’Unità, assicurano che l’ipotesi circola da qualche settimana, e che Padellaro sarebbe ai ferri corti con il nuovo editore: Soru gli avrebbe prima offerto di restare come direttore editoriale, ma poi di fronte alla richiesta di precisare mansioni e poteri della carica («Voglio avere voce in capitolo su assunzioni e collaboratori», ha chiesto il direttore uscente) si sarebbe dileguato. La De Gregorio, dal canto suo, ha fatto muro di fronte all’ipotesi di dover subire la tutela di un direttore editoriale con poteri simili: «Non sono venuta qui per fare il caporedattore». E Padellaro ha fatto sapere di non volerne sapere di titoli puramente onorifici: «Se devo restare con un ruolo dimezzato, preferisco andarmene». Con Di Pietro?