LA COSTOLETTA DELLA SINISTRA

Per capire che la Lega avrebbe avuto un ottimo risultato, anche a Genova e in Liguria, anche e soprattutto nei quartieri operai, non è che ci volesse un genio. Bastava farsi un giro in quelle zone, parlare con le persone, ascoltare soprattutto. Bastava tacere e sentire l’urlo di dolore che arrivava dalla pancia di quelle delegazioni, soprattutto da uomini e donne di sinistra, anche estrema. Uomini e donne spesso deboli, pensionati al minimo, operai con famiglie a carico, lavoratori precari che, giorno per giorno, si vedevano espropriati dei diritti vitali da extracomunitari prepotenti, spesso clandestini, zingari e delinquenti di ogni nazionalità tollerati quando non coccolati dalle istituzioni. Un caso su tutti: la legge regionale sulla sanità per gli extracomunitari che permette ai clandestini di avere gratis le prestazioni per le quali gli italiani, in qualche caso anche quelli meno abbienti, devono pagare il ticket. Qualcosa al di fuori di ogni equità. Per tutti, ma non per la maggioranza di Claudio Burlando che quella legge l’ha voluta, approvata e difesa.
Piccola precisazione, a scanso di equivoci: io non sostengo affatto che i clandestini non vadano curati se stanno male e, anzi, personalmente finanzio anche progetti di Medici senza frontiere tesi a questo obiettivo. Il problema che un conto è il lavoro benemerito, ottimo e abbondante di Msf, un conto è mettere nero su bianco il razzismo al contrario nei confronti dei cittadini italiani che pagano le tasse.
Insomma, a tanti genovesi e liguri questa roba non piace affatto. E la prima lezione era stata quella delle comunali quando il risultato al di sotto di ogni aspettativa di Marta Vincenzi si poteva facilmente spiegare con l’astensionismo nel ponente e nelle valli, più che in una performance incredibile del centrodestra o nel boom dei voti disgiunti. Ma quella lezione non è bastata. E, stavolta, il disagio si è trasformato proprio in voto per il centrodestra. Oddio, non Berlusconi, quello sarebbe chiedere troppo. Ma Lega sì. Anche perchè la Lega, in quei quartieri, in quelle zone, c’è sempre stata. Senza paura di sporcarsi le mani.
Tutto chiaro? Per me, sì. Ma, evidentemente, non per tutti. L’assessore comunale e candidato del Pd Paolo Veardo è «preoccupato per il successo della Lega, un partito di rottura». Preoccupato. E il suo sindaco Marta Vincenzi, prima di conoscere i flussi elettorali e forse anche molti elettori genovesi, spiegava che «a me pare che la Lega non abbia preso voti al centrosinistra» e che «è un alleato di Berlusconi che ha programmi e progetti difficilmente coerenti con una destra moderna». Mentre la candidata imperiese del Pd Brunella Ricci ha parlato serissima di «senso antieuropeo e secessionista di questo centrodestra, con la Lega che rifiuta gli altri e in generale la modernità».
Resta solo un dubbio. Parlano della stessa Lega che - prima che rinunciasse completamente ad ogni ipotesi secessionista, condizione che ha portato all’accordo del 2000 con Silvio Berlusconi - era definita da Massimo D’Alema «una costola della sinistra»? Se è la stessa, qualcuno li avvisi. Prima che della sinistra restino solo costolette.