Le costose vestali dell’informazione

Qui si dimostrerà come (non) viene applicata la par condicio, a spese dei contribuenti. Sapete che cos’è il Corecom? No? Male. Mettiamo che abitiate nel Veneto. Se non conoscete l’esistenza del Corecom, rischiano d’essere sfuggiti alla vostra attenzione taluni sconvolgimenti epocali registrati dal Tg3 regionale. Per esempio il 2 dicembre 2005, nell’edizione delle 14, è stato segnalato che «l’ultimo libro di Harry Potter viene stampato a Trebaseleghe». Nel corso dello stesso tiggì, s’è vista per 9 secondi (nove) Elisabetta Alberti Casellati, sottosegretaria alla Salute, la quale, essendo di Padova, partecipava ad Abano all’assegnazione dei premi delle albergatrici termali.
Due giorni dopo, il sindaco di Conegliano, Floriano Zambon, ha avuto anche lui una passerella di 9 secondi nel telegiornale pomeridiano di Raitre, complici i festeggiamenti per Santa Barbara. Mentre nell’edizione delle 19.30 ha avuto il privilegio di fare la sua porca figura – sia detto senza offesa – il sindaco di San Donà di Piave, Francesca Zaccariotto, intervistata per 7 secondi sul «record per l’insaccato più lungo». E che dire del sindaco di Caorle, Marco Sarto, che il 19 dicembre, sempre nell’orario di massimo ascolto, ha avuto a disposizione 11 secondi per parlare di una pista di pattinaggio allestita nella località adriatica in occasione delle feste natalizie?
Ecco a che cosa serve il Corecom (Comitato regionale per le comunicazioni): a vigilare, cronometro alla mano, su queste nefandezze. Sta scritto al punto 1 delle «attività proprie»: «Azioni di monitoraggio e verifica sugli spazi e i contenuti dedicati dalla stampa e dalle televisioni locali alle parti politiche coinvolte». Fa anche dell’altro, a dire il vero: svolge attività di consulenza tecnica per conto della Giunta e del Consiglio regionale in tema di comunicazione ed espleta «le attività delegate dall’Agcom (Autorità per le garanzie delle comunicazioni)». Nel Veneto fa pure di più: organizza il premio Emilio Vesce, con dotazione di 7.200 euro, in memoria del giornalista che a Torino fu tra i fondatori di Potere operaio, diresse la testata omonima negli anni di piombo, subì diverse condanne, diventò direttore di Radio Sherwood oggi megafono dei Disobbedienti e fu arrestato nell’ambito dell’inchiesta 7 aprile. Padrino dell’ultima edizione del premio: don Antonio Mazzi. Mica male per una regione retta da quei faziosi del centrodestra.
Ora è accaduto che il presidente della medesima, Giancarlo Galan (Forza Italia), avendo erogato negli ultimi tre anni al Corecom la bellezza di 1.348.000 euro, si sia preso la licenza di sollevare qualche interrogativo sulle attività svolte dal comitato, presieduto fino a poche settimane fa da un docente presso una facoltà di scienze motorie, il quale fra le proprie benemerenze nel campo dell’informazione vantava, se non ricordo male, la collaborazione al quadrimestrale La tecnica del nuoto, sussidio assai prezioso per chi voglia restare a galla in politica. «Non mi sembra che la voce del Corecom sia riuscita a diventare davvero autorevole», s’era rammaricato Galan. Come dargli torto? La maggioranza dei cittadini non l’ha neppure mai udita.
Secondo il Corecom, «il Veneto appare come una delle regioni in cui il dibattito politico è più pluralistico». Il governatore s’è permesso di dissentire. Apriti cielo. Eppure Galan ha portato qualche prova a sostegno del suo malcontento. Per esempio, durante la campagna per le regionali del 2005, egli aveva rifiutato (legittimamente) di partecipare a un dibattito col candidato del centrosinistra, Massimo Carraro, organizzato dalle testate venete del Gruppo L’Espresso, preferendo incontrare il suo avversario nella tribuna politica in Rai. Risultato: sui quotidiani dell’editore di Repubblica è comparsa un’intervista con Carraro e il giorno dopo una pagina bianca «dedicata» a Galan. È talmente pluralistico il dibattito politico nel Veneto, grazie all’equilibrata vigilanza del Corecom, che un imprenditore dei serramenti, più volte candidato alle elezioni, può tenere tutti i giorni dell’anno comizi sulle tre reti televisive di sua proprietà, in chiusura dei quali manda addirittura in onda l’inno ufficiale del movimento autonomista da lui capeggiato.
Nel frattempo il Corecom ha previsto nel bilancio 2006 uscite per 445.000 euro. Oltre la metà sono costi per il personale. Il presidente e i sei componenti si metteranno in tasca ogni mese, fra indennità di carica e rimborsi, 2.595 euro a testa. Altri 72.000 euro se ne andranno per le spese d’esercizio; 40.000 per stipendiare un addetto informatico e uno amministrativo; 40.000 per il premio Emilio Vesce e attività culturali connesse; 20.000 per la consulenza di un esperto in telecomunicazioni; 5.000 per l’acquisto di riviste, libri e cancelleria; 2.000 per manutenzioni.
Dimenticavo di dirvi che 48.000 euro finiranno all’Osservatorio di Pavia per il monitoraggio delle elezioni politiche del 9 aprile. Ma allora a che servono le sette postazioni per la registrazione dei programmi tv installate in Rio dei Tre Ponti, a Venezia, se poi quelli del Corecom il loro lavoro lo danno da fare in riva al Ticino?
ANATOMIA/1. Titolo da Libero: «Il corpo inutile. Le 22 parti dell’organismo che non ci servono più». Un disegno illustra le «eredità della preistoria» di cui l’uomo potrebbe fare a meno: terza palpebra, turbecolo di Darwin, muscolo risorio, organo vomeronasale, coccige, peroneo anteriore, mignolo del piede e via sfoltendo. Il servizio è firmato da Anna Tagliacarne. Ci sarà da fidarsi?
ANATOMIA/2. Dal Giornale: «Le sue misure non sono da “top”, nonostante le si possano quasi contare le scapole». Una o due?
stefano.lorenzetto@ilgiornale.it