Costretti alla mail Doc, la dura vita da forzati con obbligo di internet

I professionisti ora devono avere la posta certificata: sempre più attività proibite a chi non ha computer

Povera casalinga di Voghera. Immaginatevela seduta davanti al computer in preda al panico da tastiera, mentre cerca di capire perché il suo medico di fiducia non le scriva più i certificati sul caro (in tutti i sensi) foglio di carta bianca. Il suo certificato, infatti, sarà presto solo telematico. E arriverà per posta elettronica. Cioè su Internet, con buona pace della nostra vecchia amica che di pc e modem non ne sa un tubo.
Questa è solo una delle ultime nuove sulla rivoluzione informatica avviata dal ministero dell'Innovazione negli ultimi anni. Effetti della legge 2/2009, che obbliga avvocati, medici e gli altri professionisti a dotarsi entro dicembre di un indirizzo di posta elettronica certificata (Pec) con cui spedire messaggi dal valore legale di una raccomandata. Un processo giudicato necessario per agevolare le comunicazioni al cittadino e risparmiare tempo e denaro.
Probabilmente è vero. Ma non per tutti gli italiani l'invasione dell'on-line è un cambiamento in positivo. Comunicare con il proprio avvocato, leggere la Gazzetta Ufficiale, pagare le tasse, ascoltare il proprio gruppo musicale preferito (i Radiohead, per esempio, hanno annunciato che pubblicheranno brani solo via Internet), vincere soldi al poker, iscriversi a un esame all'università. Tutte azioni che l'italiano medio compie senza problemi da una vita. Da molto tempo prima che arrivasse Internet. Eppure già da oggi per continuare a svolgere queste semplici operazioni è necessario avere dimestichezza con mouse e connessioni.
Prendiamo per esempio le tasse. Grazie al decreto Bersani dell'ottobre del 2006, imprenditori e professionisti a partita Iva devono per forza andare in Internet per pagare imposte e contributi. La compilazione del modello F24 si fa infatti solo on-line. Poco male, direte voi. Volete che un professionista non sappia navigare nel mare dei www o dei punto.com? Piano, non è così scontato. I numeri ci dicono che in Italia vengono ricevute ogni giorno 464 milioni di e-mail, poco più di 19 messaggi per ogni utente italiano. In Germania sono 1,23 miliardi, in Francia 1,04 miliardi, in Gran Bretagna 933 milioni. Peggio di noi nell'Europa che conta c'è solo la Spagna, con 357 milioni, anche se in fatto di e-mail per utente anche i sudditi di re Juan Carlos ci superano. Insomma, diciamo che Internet è ancora paragonabile all'ostrogoto per una non così esigua fetta di italiani.
Lo è soprattutto per il 15% della popolazione che non è ancora raggiunta dalla banda larga. Un esercito di quasi dieci milioni di internauti mancati o costretti a navigare controvento, ancora a 56K. Una stima che secondo molti esperti è persino ottimistica. C'è chi quantifica infatti in 20 milioni la tribù degli esclusi dalla connessione veloce. Va male soprattutto ai comuni con meno di diecimila abitanti. Lì la banda larga è ancora sconosciuta nel 70 per cento dei casi.
Senza contare che molti siti sono malfunzionanti o si bloccano di frequente, creando inconvenienti mica da ridere. Immaginiamo uno studente che all'ultimo deve iscriversi a un esame. Che succede se il sito dell'università è intasato e non va per ore? Semplice, il ragazzo rischia di saltare la sessione. Oppure mettiamoci nei panni di un tifoso che ha acquistato un biglietto per Milan-Inter. Bene, se il giorno prima della partita scopre di non poter recarsi allo stadio può cedere il biglietto a un terzo soggetto. Ma per farlo deve compilare un modulo sul sito della squadra che gioca in casa. È questa la prassi per quasi tutti i club di serie A che hanno abolito il cambio di nominativo allo sportello o in biglietteria. Non va meglio a chi deve recarsi negli Stati Uniti per una vacanza. Per sveltire le operazioni, i consolati americani hanno predisposto un modulo reperibile esclusivamente in Internet (Esta) da compilare per soggiorni negli Usa inferiori alla durata di tre mesi. Obbligatorio, altrimenti addio States. La compagnia aerea low cost Ryan Air è arrivata persino a punire con 40 euro di penality i propri viaggiatori che non effettuano il check-in on-line. Insomma, se non sai o non puoi usare Internet meriti addirittura di pagare di più. Eh sì, povera casalinga di Voghera. Finirai cornuta e mazziata.