«Costretti a vendere per i troppi debiti»

«A seguito della cosiddetta sentenza Macioce successiva alla scissione della Dc in Ppi e Cdu le due formazioni dovettero gestire di comune accordo l’intero patrimonio ex Dc. Nel periodo della tesoreria del Ppi, Baccarini, che di fatto aveva un’amministrazione di fatto, era una sorta di amministratore di fatto dell’intero patrimonio. Baccarini mi informò della necessità di vendere le società perché i debiti fiscali e no sarebbero divenuti incontrollabili. Mi confidò anche un suo disagio verso il Ppi che era in procinto di sciogliersi nella Margherita e quindi ebbi l’impressione che volesse concludere l’esperienza senza lasciare alle spalle debiti, ed era una preoccupazione condivisibile. Mi diede un altro argomento vincente a favore di Zandomeneghi, cioè che le sue società avevano un credito fiscale tale da rendergli conveniente l’acquisto di società in debito con lo Stato. Mantenni le mie perplessità ed informai dell’operazione i dirigenti del mio partito. Nel frattempo intervenne il fallimento d’ufficio dell’immobiliare, fallimento rimesso in bonis e poi revocato con sentenza, ma che mi convinse che Baccarini aveva ragione, e cioè che due tesorieri di due partiti in scioglimento (il Ppi nella Margherita, il Cdu nell’Udc) non potevano gestire ancora delle società immobiliari e quindi feci la mia parte. Puramente morale, perché non ero intestatario del pacchetto azionario, ma firmai “per conoscenza” gli atti preliminari della compravendita (...). Rappresentava un impegno politico del Cdu a condividere la gestione di Baccarini e dunque i contenuti della vendita (...). Presidente della «Ser» (una delle società che inizialmente gestivano il patrimonio della Dc e che poi sono state inglobate dalla Immobiliare Europa di Zandomeneghi, ndr) era Romano Baccarini e uno dei consiglierei era Nicodemo Oliverio, tra i due c’era una frizione per la vendita delle azioni (...). Delle operazioni di vendita, intese come trattativa e successiva vendita delle azioni, ho saputo da Baccarini con il quale parlavo che lo stesso aveva informato i vertici del suo partito (...). So che Alessandro Duce, che deteneva fiduciariamente il 50% delle azioni della Sfae e Affidavit (altre due società assorbite dalla Immobiliare Europa, ndr), ha venduto le azioni perché aveva il timore che Zandomeneghi lo accusasse di inadempimento contrattuale pur non avendo, io autorizzato la vendita, non ho poi proseguito azioni contro Duce perché avendo ricevuto gli adempimenti rivolti al Cdu dal gruppo Zandomeneghi, difatto ne ho ratificato l’operato».