Lo costringono a truffare il Fisco, commercialista si uccide

TerniDue lettere scritte a mano, poche ore prima del suicidio, indirizzate una alla famiglia e una alla procura di Terni, rappresentano ora il j'accuse sulla base del quale, gli uomini della Squadra mobile hanno arrestato, su ordine dal gip di Terni Maurizio Santoloci e richiesta del pm Elisabetta Massini, due noti imprenditori di Terni con accuse gravissime che vanno dall'istigazione al suicidio all'estorsione aggravata fino all'evasione fiscale. Gli inquirenti, comunque, avrebbero raccolto anche una serie di riscontri sulla base dei quali è scattato l’arresto dei due.
Poco più di una settimana fa - lo scorso 28 luglio - fa il commercialista Gianluca Boninsegni si era tolto la vita, travolto dalla terribile situazione in cui si era venuto a trovare, lanciandosi nel vuoto dal ponte della strada statale Tiberina a Narni. Il professionista, nelle due missive, aveva descritto la strada, a suo parere senza uscita, in cui si era venuto a trovare, precisando pressioni, costrizioni, minacce alle quale sarebbe stato sottoposto dai due imprenditori, suoi clienti da anni. Un clima di terrore, ha descritto, che lo avrebbe spinto a uccidersi e che si sarebbe concretizzato in tutta una serie di minacce che avrebbero reso la sua vita, professionale, familiare e sociale, un inferno.
I due arrestati, G.R. di 55 anni e A.P. di 53 anni, lo avrebbero costretto - questo il drammatico e toccante racconto della vittima - a una serie di illeciti quali la redazione di false contabilità, il gonfiamento di fatture, la falsificazione di documenti. Secondo quanto emerge dalle indagini, già a marzo il commercialista, schiacciato dalla situazione, avrebbe tentato il suicidio e vergato una prima lettera. In quel caso però l’affetto dei suoi familiari lo avrebbe «salvato».
Ma nonostante ciò i due commercianti avrebbero continuato a premere sul professionista, costretto a sottoscrivere deleghe retrodatate per la gestione dei conti correnti di alcune società, con lo scopo di legittimare tutte le operazioni finanziarie che, in caso contrario, avrebbero potuto essere considerate nulle. Per indurlo a piegarsi – sempre secondo le due lettere-testamento lasciate dalla vittima – i due avrebbero fatto di tutto. Lo avrebbero anche spinto a interrompere i rapporti con lo studio commerciale con cui collaborava e a rinunciare agli incarichi con tutta una serie di clienti. Il commercialista scrive di essere stato costretto a formare documenti falsi, ad emettere fatture per operazioni inesistenti, a emettere fatture «clonate», cioè con identica numerazione di quelle reali, ma intestate a società diverse da quelle destinatarie dei beni e dei servizi resi.
Ieri gli investigatori hanno effettuato dodici perquisizioni che hanno interessato società, imprese e studi professionali.