Il costruttore dandy con la passione per turismo e alberghi

Settantatré anni, una vita da dandy, un tourbillon di relazioni potenti e patinate, la capacità di gestire con disinvoltura le oscillazioni della sorte. Francesco Bellavista Caltagirone fu arrestato, insieme ai fratelli Gaetano e Camillo, alla fine degli anni Settanta, coinvolto nello scandalo Italcasse. I tre divennero i «palazzinari» per antonomasia e la loro società fallì. Poi, con i tempi della giustizia italiana, l’assoluzione in appello e il risarcimento. Francesco, potè tornare sulla breccia, dopo lunghi periodi all’estero, acquistando una storica società romana, l’Acqua Pia Antica Marcia, che dal 1994 è la sua holding e che fino a qualche anno fa è stata quotata in Borsa.
L’anima dei Caltagirone è quella dei costruttori, un’eredità che risale al nonno siciliano Gaetano, che nel 1905 fondò a Palermo la prima impresa edilizia della famiglia. Gaetano ebbe quattro figli: Ignazio, Francesco, Vincenzo, Saverio, tutti costruttori. Tre i figli di Ignazio: Gaetano (nel pieno della Prima Repubblica vecchio amico di Franco Evangelisti, il braccio destro di Giulio Andreotti), Camillo e Francesco. Francesco, il fratello di Ignazio, generò Francesco Gaetano, detto Franco, Edoardo e Leonardo.
I due rami di cugini, che per giunta hanno nomi che si ripetono, spesso vengono confusi: Francesco Gaetano è l’editore del Messaggero e del Mattino, proprietario della Cementir, titolare di importanti partecipazioni, dalle Generali a Unicredit. Il cugino Francesco, quello delle vicende odierne, si differenzia anche per il cognome materno Bellavista, al quale potè aggiungere quello del padre solo quando la legge italiana ammise il riconoscimento dei figli naturali.
Diversi anche gli stili: mondano quello di Francesco Bellavista, di basso profilo quello del cugino. Alla stirpe Francesco Bellavista contribuisce a sua volta con sette figli, tre dei quali nati dal secondo matrimonio con Rita Rovelli, la figlia di Nino, il vecchio fondatore della Sir (la Società italiana resine, che riuscì a diventare il terzo polo chimico italiano), poi schiacciata dai debiti e rilevata dall’Imi (Istituto mobiliare italiano), generando quel caso politico-processuale Imi-Sir che tanto ha contribuito, negli anni scorsi, alle cronache giudiziarie.
Francesco Bellavista, attraverso l’Acqua Marcia, è attivo in quattro ampi settori: quello immobiliare, quello alberghiero, quello dei porti turistici, quello dei servizi aeroportuali. Alla fine del 2008 fu uno dei primi a rispondere alla chiamata di Silvio Berlusconi, unendosi alla cordata di patrioti che rilevò gli asset della vecchia Alitalia: staccò un assegno di 20 milioni di euro e oggi siede nel consiglio di amministrazione della società presieduta da Roberto Colaninno.
L’edilizia è scomparsa dal portafoglio del gruppo, ma non è stata tradita: anziché costruire, ora Francesco Bellavista intuisce, promuove, valorizza. In altre parole, fa costruire ad altri riservandosi le grandi regie. E gestisce un patrimonio stimato in oltre un miliardo di euro. Importanti alcune riconversioni di edifici storici, come il mulino Pantanella a Roma o il Molino Stucky a Venezia, oggi il più grande albergo cinque stelle della laguna gestito con il marchio Hilton. Il gruppo possiede sei dimore storiche in Sicilia, che sono tra gli alberghi più lussuosi dell’isola. Sta costruendo un albergo a Roma, in via Giustiniano Imperatore.
Nei porti turistici il gruppo è impegnato, oltre che a Imperia, anche a Siracusa, a Civitavecchia, a Fiumicino. Nei servizi aeroportuali è entrato nel 2000, appena il settore è stato liberalizzato; con il marchio Ata gestisce, in particolare, lo scalo privato di Milano Linate, il più importante aeroporto in Europa per traffico di voli executive.