Il costume dei record annega nelle polemiche

Lo slip dello «zar» Alexander Popov? Anticaglia. I costumi lunghi fino alle caviglie di metà anni Novanta? Sorpassati. Il body a pelle di squalo di Ian Thorpe? Roba da mercatini dell’antiquariato.
Oggi la rivoluzione in piscina ha un nome e un cognome: Lzr-Racer, il nuovo costume prodotto dalla Speedo. Più che un costume una seconda pelle in poliuretano che avvolge i nuotatori dalle caviglie alle spalle, lasciando «scoperti» solamente braccia, piedi e testa. Alain Bernard, neo primatista mondiale sui 100 stile libero ce l’ha; Eamon Sullivan, australiano detentore del record sui 50 stile, pure. L’elenco prosegue poi passando per le australiane Stephanie Rice (record del mondo sui 200 e 400 misti) e Libby Lenton Trickett (mondiale ieri sui 50 e 100 stile), senza dimenticare gli statunitensi Natalie Coughlin, Michael Phelps e Grant Hackett. In poco più di un mese (tra campionati europei e trials australiani) sono stati abbattuti 15 record mondiali, con un unico filo conduttore: tutti i neo-primatisti indossavano il famigerato «Lzr-Racer»; l’unica ad aver abbassato un primato mondiale senza vestire Speedo è Federica Pellegrini che nuota con un costume Arena.
Casualità o un vero e proprio aiuto legalizzato? In attesa di nuove disposizioni della federazione mondiale (il prossimo 8 aprile, in occasione dei mondiali in vasca corta di Manchester, si terrà un congresso generale con tutti i fabbricanti di costume) la polemica dilaga. Con numerose federazioni nazionali che sono corse ai ripari, vietandone l’utilizzo: niente «Lzr» dunque ai trials canadesi, ai campionati universitari statunitensi e ai prossimi assoluti italiani, in programma a Livorno il prossimo 5 aprile.
Durante l’ultima maratona di New York, la federazione americana di atletica aveva deciso di vietare l’uso dell’i-pod: il ritmo delle canzoni altera le prestazioni, la spiegazione. Parallelamente, però, in Premier League e nel rugby è legalizzato l’utilizzo di particolari magliette ionizzate che aumentano le prestazioni del 2,7%. Alla luce dei fatti, allora, la domanda sorge spontanea: quanto è sottile il confine che divide l’aiuto derivante dall’utilizzo di un particolare costume - ricordiamolo, giudicato e approvato dalla Fina - da una sorta di «doping tecnico»? Stando a quanto dichiarato dalla Speedo, questo confine è oggi sottilissimo. E, per di più, nemmeno tanto tenuto nascosto: basta qualche click su internet per rendersene immediatamente conto.
Realizzato da un team di scienziati della Nasa, che hanno studiato il movimento in acqua di oltre quattrocento atleti, rispetto al precedente costume, che imitava la pelle degli squali permettendo uno scivolamento nell'acqua superiore a quello della pelle umana e con il quale sono stati abbattuti 21 record mondiali, il tessuto del nuovo «Lzr Racer» diminuisce l'attrito passivo del 10% e la mancanza di cuciture (le varie parti del costume sono saldate insieme con ultrasuoni) produce una diminuzione totale dell'attrito in acqua del 24%. Ciò permette agli atleti di ottenere le stesse prestazioni risparmiando il 5% dell'ossigeno, e quindi stancandosi meno. Quando invece tirano al massimo, ecco che arriva il guadagno del 3 per cento. Come dire: in una gara di 100 metri, chi indossa questo costume parte già avvantaggiato di 3 metri. Un bell’aiuto, insomma.