Cotto e mangiato. Ma come Dio comanda

Lo chef è in assoluto il numero uno: finalmente si può davvero mangiare da Dio. Finora lo conoscevamo tutti più che altro per l'ultima cena, un'occasione un po' particolare, troppo particolare per lasciarsi andare con la fantasia: pane e vino, ingredienti essenziali per il piatto comunque più gustoso e salutare che uomo abbia mai escogitato.
Oltre a questa portata, di sapore veramente trascendentale, sul piano strettamente culinario c'è però ben altro. Aromi e delizie di tradizione antichissima, che hanno nutrito profeti e prescelti, popoli e tribù, di generazione in generazione. Questo ristorante da Dio offre il menù più prestigioso di sempre: cibi e ricette scritti direttamente su carte sacre. Ora, dopo un minuzioso lavoro di ricerca e di sistemazione, due seguaci si sono incaricati di affiancare ai testi fondamentali della religione cattolica anche un piccolo volume in allegato, Edizioni San Paolo, 174 pagine, 18 euro, dal titolo succulento: «A tavola con Abramo».
Nei venti capitoli s'incontrano sessanta ricette ricavate dalla Bibbia e ricostruite nel modo più fedele, sia nella scelta degli ingredienti, sia nei metodi di cottura. Le ricette sono accompagnate da trattazioni di natura storica e filologica, nonché da una fotografia del piatto realizzato. Si procede come in un nuovo viaggio biblico, questa volta passando da un'era all'altra dell'alimentazione, sempre guidati dai grandi nomi della fede.
Dai tempi di Mosè, la guida segnala lo stracotto di pollo e legumi, le cipolle al forno, l'agnello alla griglia, le quaglie al modo del deserto, il pane dolce alla manna, la focaccia della consacrazione.
Quanto a Davide, piatti forti le quaglie ripiene della promessa, i fichi stufati, la ricotta fritta dolce, il latte profumato, lo stufato di agnello e lenticchie, il carrè di capretto al profumo di alloro, la schiacciata di fichi, la suprema di oca alla verza, il cervo alle mele, la faraona profumata.
Quando è Elia a fare da guida, segnalati la schiacciata di carne e verdure, la crema di zucca, la focaccia di fichi freschi e mandorle, la frittata di cipollotti, l'insalata di orzo e frutta, l'insalata di verdure allo yogurt…
Questo ed altro ancora, anche se qui personalmente mi fermerei, perché s'è già fatta una certa ora e diventa sempre più difficile continuare senza farmi prendere dalle insidie della gola. Aggiungerei soltanto un doveroso omaggio all'ultimo capitolo, tratto dai Vangeli, al tempo di Gesù. Carne sotto sale, pesce di lago alla griglia, trota alla cannella, persico alle cipolle, pane d'orzo: queste alcune delle soluzioni proposte in chiusura. E così sia.
Certo gli autori don Andrea Ciucci, biblista della Diocesi di Milano, e Paolo Sartor, teologo insegnante all'Istituto Superiore di Scienze Religiose, sempre di Milano, si esporranno alle basse insinuazioni di sempre, e perché banalizzano, e perché commercializzano, e perché volgarizzano, e magari perché addirittura dissacrano. Una volta tanto eviterei di sprecare spazio e tempo per queste discussioni in punta di salotto, limitandomi a restare in cucina. La Bibbia è da sempre libro di idee e di rivelazioni, ma anche di storie, di persone, di vita comune. Estrapolarne gli aromi più gustosi forse non ha nulla di santo e di mistico, ma sicuramente umanizza e comunque avvicina.
Questi piatti non hanno bisogno di stelle gastronomiche, perché si portano già dietro i grandi misteri di un intero universo. Prendiamolo allora semplicemente per quello che è, un bel libro di cucina. Non di una cucina etnica o vegetariana, slow o fast, macrobiotica o ayurvedica, come ci siamo abituati nel tempo a spizzicare a seconda delle mode e delle tendenze. Questa è una cucina particolare, che sa davvero di qualcosa: non solo di spezie ed erbette, ma di storia totale dell'uomo.
Io, senza voler sembrare invadente, mi permetto di dare un consiglio disinteressato: un occhio di riguardo per l'ultimo chef del libro, un naif capelluto e un po' anarcoide, nativo di Betlemme, ma cresciuto alla scuola di Nazareth. Gli basta niente per inventarsi creazioni divine. Una volta, con qualche avanzo di pesce arrosto e del pane secco, ha messo a tavola una moltitudine di gente. Quella volta, non si è levata una sola lamentela.