Un Covo di musica fino alle 4 ma con il divieto di ballare

Alla storica discoteca vengono «chiuse» le piste per mancanza di alcune licenze

Stefania Antonetti

«Alt... nella grotta non si balla». E la musica dello storico Covo di Nord Est torna a spegnersi. A pochi giorni dal nuovo taglio del nastro il locale è già nel mirino delle polemiche dopo che le autorità locali hanno imposto ai gestori il divieto di ballare per la mancanza della licenza da discoteca.
E lo staff - composto da otto membri della sicurezza e otto dipendenti - ha protestato mantenendo aperto nel fine settimana soltanto lo stabilimento balneare e lasciando spente le luci della discoteca. Strano destino quello del Covo, sulla scena da oltre mezzo secolo che ha visto ballare generazioni di giovani e diventare il punto di riferimento in Liguria del jet-set mondiale. Ma anche il locale dove si sono esibiti i più grandi artisti della scena musicale nazionale e internazionale.
«Sfogliare il "libro d'oro" dei suoi ospiti è come rivivere un passato recente che ormai si è fatto storia. E l'idea che questo passato torni a vivere nelle notti di Santa Margherita - dichiarano Marco Pedrelli e Robero Costa gestori del locale -, è una realtà che poteva dirsi attuabile, almeno fino a qualche giorno fa».
Gli organizzatori hanno inaugurato la stagione il 24 giugno optando però per un'apertura parziale limitata al venerdì, al sabato e al mercoledì dedicato specificatamente ai più giovani.
«Questo sarà un anno di transizione - spiega Pedrelli -, il vero "grande Covo" lo si vedrà la prossima stagione quando saranno, si spera, risolti i molti problemi di agibilità edilizia che attualmente persistono sullo stato della struttura e ne limitano l'agibilità. Non a caso sono state ripristinate due zone, la grotta interna, nel cuore del locale, e il dehor superiore, al piano grotta».
Ma a quanto pare non è bastato e ad accorgersene è stato proprio Costa dopo essere stato convocato da Claudio Marsano - sindaco di Santa Margherita - e dal maresciallo dei carabinieri. Il primo cittadino ha ribadito che non si può ballare ma solo ascoltare la musica. Non è ancora una discoteca e non si può trasformare il Covo almeno fino a quando non verranno effettuati tutti gli interventi necessari per la sicurezza del locale. In perfetta sintonia anche il maresciallo dei carabinieri che ha fatto richiesta di specifiche certificazioni per la sicurezza (intrattenimento e certificato di prevenzione antincendi).
«La documentazione che loro ci chiedono - sottolinea Costa - noi non l'abbiamo e non siamo neanche nella condizione di poterla ottenere in tempi brevi, ma questo loro lo sapevano. Aprire il Covo esclusivamente come discoteca comportava tempi troppo lunghi ma nel momento in cui ci hanno autorizzato a tenere aperto lo stabilimento balneare, ampliando la superficie di utilizzo fino alla grotta e a protrarre l'orario di chiusura del Covo, abbiamo chiaramente interpretato che questo significasse anche poter ballare».
«Nel momento in cui il neo gestore Marco Pedrelli è riuscito ad ottenere dalla famiglia Ciurlo il contratto di affitto e gestione del locale, per due mesi ci sono stati incontri con assessori e rappresentanti del Comune - aggiunge ancora Costa - che hanno cercato di aiutarci per poter riaprire il Covo. Insieme abbiamo cercato nel rispetto della legalità di trovare una soluzione e una risposta in termini di certificazione. Autorizzare poi e lo ribadisco la chiusura del locale alle quattro del mattino è sembrato tacitamente implicito poter parlare anche di discoteca».
Essenziale la risposta del sindaco che dichiara che il Comune ha semplicemente concesso al Covo la licenza C, ovvero quella per lo stabilimento balneare e quella dei carabinieri che dichiarano di aver ricevuto diverse lamentele nelle varie serate di apertura. «Siamo alle solite, si parla tanto di politica del turismo e poi eccoci qua, tra mille cavilli burocratici - dichiarano Costa e Pedrella -. Il Covo non intende proporsi come una "fabbrica del divertimento", dimensione che lo ha portato di diritto nel libro delle leggende by night, ma come elemento di sviluppo turistico e commerciale per tutta l'area del Tigullio. Invece contro ogni aspettativa rischiano di restare a casa sedici ragazzi a cui la discoteca avrebbe dato lavoro e la chiusura del Covo rappresenta anche una perdita di immagine per la stessa Liguria».