Il Covo di Nord Est non è più la bussola del turismo

Il problema è che non si tratta solo di una fatiscente struttura d'epoca da restituire a qualche forma di vita. «Chi c'era lo sa», si chiosa a Santa: il Covo di Nord Est era l'icona della Riviera felix, del boom economico e della Milano da bere in trasferta. Degli anni in cui alla torta di riso si abbinavano fiumi di Dom Perignon e le musiche di Mina, Ray Charles, Aznavour, Claudio Baglioni, Chuck Berry, Vasco Rossi. Dal vivo o live, come si dice oggi. Fu allora facile, per Santa Margherita Ligure, riflettersi nel proprio personale mito. Troppo. Così, quando nel 2004 arrivò il fallimento, le tristi sorti del Covo divennero emblema di una disgraziata curva economica e sociale. Da allora le notti si sono impoverite di suoni, diradate di giovani e colorate di stanca senilità. Da allora la città chiede la resurrezione del suo «mito», favoleggia su Flavio Briatore e qualche taumaturgo del caso non lesina rapide incursioni, in rappresentanza di cordate genovesi, milanesi o inglesi. Perfino l'amministrazione comunale ha vagliato l'acquisto della discoteca governata per oltre trent'anni da Lello Liguori, ma l'idea è nata e dipartita nel giro di poco, vuoi perché il portafoglio era gonfio più di buone intenzioni che di altro vuoi perché la dicitura discoteca comunale non era troppo convincente. Per aggiudicarsi il cumulo di pietre e ricordi stipato ai bordi della provinciale per Portofino, si mormora, servono almeno dieci milioni, a cui aggiungere quelli necessari alla ristrutturazione di ambienti ormai inospitali.
La famiglia Ciurlo, proprietaria dei muri, di svendere non ha la benché minima intenzione, anche se a breve qualcosa potrebbe mutare: l'imminente scadenza della concessione demaniale che riguarda la spiaggia incastonata sotto l'edificio, unico angolo rimasto aperto al pubblico e volano dell'attuale quotazione economica. Il prezzo sarà tuttavia comprensivo delle speranze di un intero borgo, stanco di contrabbandare noia esistenziale per occasioni di relax e di far spallucce di fronte a simboli che cadono a pezzi. Maneggiare con cura.