Cpe, Villepin non esclude il ritiro della legge

«Forse ho avuto un po’ troppa fretta», ha ammesso il premier francese. «Ma in nessun caso considero di ritirarmi»

Alberto Toscano

da Parigi

Il primo ministro francese Dominique de Villepin non esclude più il cedimento ufficiale alle esigenze dello schieramento studenti-sindacati, che chiede il ritiro puro e semplice della legge sul Cpe (Contratto di prima assunzione per i giovani di età inferiore ai 26 anni). Incontrando i giornalisti nella solita conferenza stampa mensile, Villepin è tornato sul poco esaltante bilancio della sua gestione della legge sul lavoro giovanile: prima gli atteggiamenti «inflessibili» - col rifiuto del dialogo sociale nel periodo in cui la legge era in discussione in Parlamento - e poi la retromarcia di fronte alla piazza. Le contraddizioni di Villepin hanno messo in difficoltà anche il suo grande amico Jacques Chirac. Il presidente della Repubblica ha promulgato la legge sul Cpe, ma al tempo stesso ha deciso di tenerla nel cassetto per non irritare il fronte della protesta.
Ieri il primo ministro ha dovuto spiegarsi. «Ho voluto andare un po' troppo in fretta col Cpe», ha sussurrato nel commentare le proteste di queste settimane. Gli osservatori notano che, in questo modo, Villepin ha reso ancor più difficile il varo futuro di qualsiasi provvedimento tendente ad aumentare la flessibilità del lavoro giovanile in Francia. Sentendosi forti, le organizzazioni studentesche e sindacali hanno lanciato un ultimatum: vogliono il ritiro ufficiale della legge entro il 17 aprile. Altrimenti promettono di arrabbiarsi e di organizzare altri scioperi in tutta la Francia. Villepin non ha escluso di accettare questa richiesta, ma ha detto che in nessun caso intende dimettersi. «Il presidente della Repubblica mi ha affidato una missione e io la porterò fino in fondo», ha detto riferendosi ai progetti governativi di lotta alla disoccupazione in generale e a quella giovanile in particolare.
Villepin dice di volersi occupare personalmente di questo dossier, ma intanto la sua posizione diventa più fragile rispetto a quella del presidente del partito di maggioranza - Union pour un mouvement populaire, Ump - e ministro dell'Interno Nicolas Sarkozy. Ieri Sarkozy ha dato il via alle trattative con le organizzazioni studentesche e sindacali a proposito della nuova legge sul lavoro giovanile, che l'Ump si è impegnata a presentare al Parlamento sulla base delle trattative con le parti sociali. I leader delle principali confederazioni hanno ribadito il solito ritornello: non si faranno passi avanti se non ci sarà il ritiro ufficiale della legge sul Cpe, la cui sospensione non è considerata sufficiente.
Mentre partiva il negoziato, il fronte della protesta ha continuato le azioni di disturbo, messe in atto soprattutto da giovanissimi studenti delle medie superiori. A Parigi sono state occupate, una dopo l'altra, alcune delle più importanti stazioni ferroviarie nazionali: prima la Gare de l'Est, poi la Gare du Nord (da dove partono gli Eurostar per Londra e per Bruxelles) e infine la Gare Saint-Lazare. In tutta la Francia i giovani hanno paralizzato per ore strade, ponti, autostrade e ferrovie. Le grandi manifestazioni sono finite, ma si continua a vivere in un clima di tensione.