Il Cpt per clandestini lo gestisce una coop

Paolo Bracalini

da Milano

Strani affari le coop. Strani appetiti per banche, ma non solo. Anche per un business così imbarazzante per una cooperativa «rossa», come i servizi ai centri di prima accoglienza per immigrati clandestini, altrimenti noti, nel lessico della sinistra radicale, come «luoghi di detenzione» o «lager» per extracomunitari («lager», peraltro, istituiti dalla legge Turco-Napolitano del ’98). A Gradisca, provincia di Gorizia, un nuovo Cpt entrerà in funzione tra pochi giorni. Il ministero degli Interni ha istituito un bando di gara per la gestione dei servizi interni al centro: assistenza sociale, interpretariato, mensa, vestiti e pulizia. A vincere l’appalto, pochi giorni fa, è stata proprio una coop rossa, la Minerva di Sagrado d’Isonzo (Gorizia), aderente alla Legacoop. A denunciare l’anomalia (come riportato ieri dal Manifesto) è stato un consigliere regionale dei Verdi in Friuli-Venezia Giulia, Alessandro Metz, un ultrà della lotta ai centri di accoglienza, che per le barricate anti Cpt a Trieste del ’98 è stato condannato a un anno per resistenza a pubblico ufficiale. «Mi sembra paradossale e emblematico - dice Metz - che una cooperativa abbia partecipato e vinto un bando d’appalto per i servizi di una struttura simile, dimostrando quanto il business e il profitto abbiano il sopravvento sull’impegno e l’idealità che dovrebbero essere alla base della filosofia e della politica di simili cooperative».
Il business è notevole. La Minerva ha ottenuto un «rimborso» di 75 euro per persona. Calcolando che il Cpt di Gradisca può contenere fino a 200 persone al giorno, «l’introito annuo - dice Metz - può arrivare tranquillamente a 5 milioni e mezzo di euro. Per questo ho chiesto al prefetto di Gorizia di rendere pubblici tutti gli atti relativi alla gara d’appalto».
La coop Minerva esiste dal 1980. Era partita con due impiegati dal settore delle pulizie civili e industriali, e dall’assistenza alla persona. Oggi ha 200 dipendenti, e il presidente Adriano Ruchini può vantare una menzione speciale a al Premio nazionale per la Responsabilità Sociale delle imprese. Per questo il responsabile della coop sotto accusa non trova nessuna contraddizione nella gestione di un Centro di accoglienza per immigrati: «La mission della nostra coop è assistere la persona - dice Ruchini -. E cosa facciamo assistendo gli immigrati nel Cpt? Esattamente questo. Chi dipinge questi centri come dei lager non sa quello che dice. In quale lager si possono usare i cellulari, ogni persona ha pasti, vestiti e assistenza su tutto». Eppure qualche contraddizione deve esserci, se il presidente regionale di Legacoop Gian Luigi Bettoli è dovuto intervenire con una nota ufficiale sull’appalto del nuovo Cpt di Gradisca d’Isonzo, «ennesima vergogna imposta ad una terra di emigranti che ha visto solo pochi decenni fa la presenza di altri “centri”, di concentramento, tortura e sterminio per sloveni, croati, ebrei ed antifascisti in genere». E minacciando «una ferma posizione di condanna, sia di Minerva che di altre realtà che hanno partecipato alla gara d'appalto». Perchè altre due coop, oltre a Minerva, avevano partecipato a quella gara, la Cooperativa Arcobaleno di Gorizia e la cooperativa sociale Aurora. Segno che qualche contraddizione tra l’idealità dei fini e la prassi del fatturato aziendale, per imprese ormai integrate nella aborrita economia del capitale, deve esserci davvero.