Cpt, scintille tra Fassino e Bertinotti

da Roma

Quattordici Regioni del centrosinistra chiedono la chiusura dei Centri di permanenza temporanea (Cpt) ma Piero Fassino non è d’accordo: «Considero una semplificazione errata la chiusura dei Cpt», dice e fa innervosire, non poco, Fausto Bertinotti: «La posizione dell’Unione sui Cpt - gli risponde il segretario di Rifondazione - non è ancora stata presa e nessuno ha il titolo per poterla dichiarare». È tutta qui, in questo scambio a distanza di valutazioni opposte uno dei punti più controversi di quello che sarà il programma dell’Unione sull’immigrazione. Se il governatore pugliese Nichi Vendola lancia la sfida («con dialogo») al governo per chiudere i centri voluti proprio da due ex ministri del centro-sinistra, Livia Turco e Giorgio Napolitano, e se Bertinotti lo appoggia (anche se non è andato al convegno di Bari) i Ds si mantengono contrari: «Se noi diamo la sensazione che si smantellino gli strumenti di lotta alla criminalità - ha osservato Fassino in Transatlantico - rischiamo solamente di accrescere il sentimento di ostilità dei cittadini italiani verso tutti gli immigrati». Secondo il segretario della Quercia bisogna invece «intervenire sull’attuale assetto dei Cpt e trasformarli in centri con condizioni più civili, più umane e più moderne». Poi ha completamente liquidato il governatore pugliese: «La posizione del centrosinistra non è quella di Nichi Vendola». Una posizione a metà strada sembra essere del segretario dei Ds Luciano Violante: «Sappiamo che i Cpt non possono essere eliminati, ma la vita lì è inaccettabile e questo dipende dal governo».
Per Bertinotti, però, la vera sfida sembrano essere state le dichiarazioni del segretario dei Ds: «C’è un dissenso di Piero Fassino risultante dal convegno di Bari in cui tutti si sono pronunciati per la chiusura del Cpt. Rispetto le opinioni di tutti - insiste - ma, ripeto, nessuno può parlare a nome dell’Unione finché questa non ha espresso una posizione unitaria». La posizione di Rifondazione, spiega Bertinotti, «è maturata da un’esperienza. In una costruzione partecipata dell’Unione - manda a dire a Fassino - non si può non tenere conto del parere di chi ha vinto le elezioni e rappresenta il popolo del Mezzogiorno».